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Anno: 2012

Regista: Pascal Laugier

Sceneggiatura: Pascal Laugier

Genere: Thriller

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Bentornati, miei preziosi lettori, al nostro saltuario appuntamento col mondo del cinema. Confidando nelle vostre notevoli capacità deduttive, ritengo di poter asserire che abbiate già capito di quale film andremo a parlare quest’oggi, ma, per amor della pedanteria, lo scriverò comunque a chiare lettere: i bambini di Cold Rock.
come spesso accade, ritengo che, anche in questo caso, il titolo originale, The Tall Man, fosse molto più evocativo e meno generico di quello italiano, ma, si sa, i distributori raramente ripongono fiducia nella capacità del loro pubblico medio di andare oltre un semplice titolo… e non mi sento di dargli troppo contro per questo: un po’ hanno ragione.
Se vi state chiedendo per quale motivo il titolo originale faccia riferimento ad un fantomatico “Uomo Alto”, dovrete convivere con la vostra sete di conoscenza ancora per alcune righe e trarre sostentamento dalle mie parole, mentre passo a raccontarvi la trama di questa pellicola, scritta e diretta da Pascal Laugier.

Immaginate il posto più tetro, lurido e sporco che vi venga in mente. Bene. Se la prima immagine che vi è balenata in testa è quella del vostro frigorifero, allora forse dovreste fare qualcosa in merito.
Sto parlando di un piccolo villaggio nascosto in mezzo ad ampie foreste, isolato dal resto del mondo. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con la velocità di una lumaca zoppa, abitato da gente all’apparenza ostile, che non ama le interferenze del mondo esterno e che vive sopportando e nascondendo, in silenzio, i drammi familiari che si consumano tra le case decadenti. Il classico posto in cui ci si imbatte quando la macchina si rompe improvvisamente o un cervo ci attraversa la strada e ci fa fare un incidente. Il luogo dove si annida sempre una famiglia di pazzi cannibali incestuosi, pronta a banchettare con i giovani ignari turisti che pensavano di godersi un tranquillo weekend, lontano dalla civiltà.
Questo è Cold Rock e, già delle prime scene, Laugier riesce a comunicarci efficacemente in quale schifoso buco dimenticato da dio abbia deciso di ambientare il suo thriller.
Come se non bastasse, la ridente cittadina ha anche un altro, non trascurabile problema.
Ma non temete, non si tratta della famiglia di cannibali di cui sopra e, se siete dei turisti, non avrete nulla di cui preoccuparvi… certo… a meno che abbiate un con voi un bambino…

Si, perché, come in un’oscura fiaba, ogni anno, l’uomo nero fa sparire alcuni dei giovani pargoli delle famiglie dell città e, di essi, non si trova più alcuna traccia.
Basandosi su alcune frammentarie e fantasiose descrizioni, forse nel tentativo di esorcizzare la paura, gli abitanti di Cold Rock hanno dato un nome a questo rapitore ignoto: L’Uomo Alto.
Ovviamente le ripetute sparizioni hanno, nel corso del tempo, attirato l’attenzione delle forze dell’ordine, incarnate nella fattispecie dal tenete Dodd, agente federale interpretato da uno Stephen McHattie che non sfigura.

In questo pittoresco scenario si muove la nostra protagonista: Julia Denning.
Interpretata da una convincente Jessica Biel, Julia è un infermiera, che sembra totalmente fuori posto nel deprimente villaggio e che, suo malgrado a fare luce sul mistero che avvolge la figura dell'”uomo alto” e i rapimenti da lui perpetrati.
Fanno da contorno una serie di personaggi minori dei quali non dirò nulla per evitare di svelare elementi della trama. Mi limito a constatare che tutto il cast fa il suo lavoro egregiamente, senza particolari scivoloni, ma anche senza regalarci interpretazioni memorabili.
Impossibile, però, non citare la presenza di William B. Davis, il mitologico Smoking Man di X-Files, nei panni dello sceriffo Chestnut. Un ruolo un po’ troppo di secondo piano a mio parere, per questo attore che, se non altro, è abituato a rivestire ruoli adatti alla storia che Laugier ci vuole raccontare.

Passando per l’appunto a parlare della trama. devo dire che, per la prima mezz’ora, il film sembra abbastanza banale e alcune scene paiono esagerate e fuori luogo. Il ricorso ai cliché del genere horror è ampio e tutto sa un po’ di già visto: la pazza del villaggio, la bambina muta, lo sceriffo imbranato; tutte cose a cui siamo abituati.

Tuttavia, proseguendo nella visione, complici anche un paio di colpi di scena mica da ridere, molti di questi elementi fuori posto o banali finiscono col trovare una loro precisa collocazione nel contesto della trama e contribuiscono ad accentuare l’interesse dello spettatore. Senza ombra di dubbio, è quindi proprio la trama il maggior punto di forza del film. Se trascuriamo qualche piccola forzatura, Laugier riesce a presentarcela in modo efficace. stupendoci più volte, distruggendo continuamente le  nostre certezze, e riuscendo comunque a tenere in serbo il mistero più importante per il finale, che, per quanto sia un po’ troppo buonista e prolisso, risulta comunque convincente.

Tecnicamente il film non colpisce particolarmente e, come si addice ad una storia di questo tipo, gli effetti speciali sono limitati a poche scene (fondamentalmente solo una). Non aspettatevi quindi niente di eclatante da questo punto di vista.
Ciononostante o forse proprio per questo, la decadenza di Cold Rock è resa molto bene e permea tutte le scene del film, non solo contribuendo a ricreare la densa atmosfera che si respira durante tutta la proiezione, ma assumendo un ruolo equivalente a quello di un vero e proprio personaggio, con un suo specifico ruolo nel dipanarsi degli eventi.

Se quanto detto finora vi ha incuriosito e vi state chiedendo se questo film possa incontrare i vostri gusti, vi do qualche dritta.
Se avete problemi con i film dell’orrore, non avete nulla da temere da questa pellicola.   “I bambini di Cold Rock” si serve di diversi strumenti e tecniche tipiche degli horror, ma non si pone come obiettivo quello di spaventare lo spettatore, limitandosi ad offrirgli solo molta tensione e una bella storia, ricca di sorprese.

Quello che non dovete aspettarvi sono mirabolanti scene d’azione, e grandi spargimenti di sangue: questa pellicola non ha nulla a che spartire con il genere degli Slasher e, se vi recate in sala aspettandovi di vedere l’ennesimo clone di Scream, rimarrete delusi.
Il ritmo del film è altalenante, ma, per la maggior parte del tempo, non è particolarmente sostenuto. Laugier si prende il tempo necessario per raccontarci la sua storia, definire i personaggi e ricreare l’atmosfera giusta. Gli eventi seguono le loro tempistiche, che, se non sono certamente quelle di un “Die Hard” o di un “Mission Impossible”, non corrono nemmeno il rischio di risultare stancanti come quelle di un “la Talpa”. Non avrete quindi bisogno di assumere anfetamine per mantenere la concentrazione durante la proiezione, né necessiterete di tranquillanti una volta usciti dalla sala.

Concludendo, “I bambini di Cold Rock” è un ottimo film: e’ originale, il che non è poco, ed è sceneggiato e girato con una certa perizia. Poco di più e sarebbe stato un vero e proprio capolavoro del genere. Purtroppo un cast onesto, ma non eccelso, la mancanza di scene davvero memorabili e la presenza di qualche piccola pecca sul finale gli impediscono di raggiungere le vette sperate, ma, nonostante ciò, ci troviamo di fronte ad uno dei prodotti più validi degli ultimi tempi.
Non abbiate quindi alcuna remora a sborsare i soldi per andarlo a vedere al cinema o per acquistarne il blue ray (quando sarà disponibile): non ve ne pentirete di certo.

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