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Anno: 2012

Regista: Michael J. Bassett

Sceneggiatura: Michael J. Bassett

Genere: Horror

Guarda il trailer

Finalmente! Dopo tanta attesa, quando anche la speranza aveva ormai imboccato la via del sepolcro, Halloween ci ha consegnato un altro regalo a lungo agognato!

Era il lontano 2006 quando vidi per la prima volta il film di Silent Hill. In quanto fan sfegatato del gioco, ero abbastanza dubbioso sulla possibilità di rendergli giustizia.
Quanto mi sbagliavo! Silent Hill, infatti, era e rimane un capolavoro, nonché uno dei pochi esperimenti riusciti di trasposizione cinematoragfica di un videogioco.
Non esattamente un horror, perché non fa assolutamente paura, Silent Hill rimane comunque un film godibilissimo, anche per chi rifugge come la peste qualunque cosa incuta un minimo di timore.
Per i pochi di voi che non conoscono il brand, si tratta, in origine, di una celebre saga di videogiochi, nata nel paese del sol levante, appartenente al genere survival horror e, da sempre, in diretta concorrenza con l’altrettanto blasonato Resident Evil.
A differenza di quest’ultimo, tuttavia, Silent Hill ha da sempre puntato sull’inquietudine e sull’orrore psicologico, piuttosto che sullo zombie e sulle scene d’azione.
I capitoli della saga hanno protagonisti e trame differenti, ma tutti (o quasi) condividono la stessa ambientazione: una misteriosa cittadina che sorge sul lago Toluca (completamente inventato), negli Stati Uniti, il cui nome è, per l’appunto, Silent Hill.
Perennemente avvolta nelle nebbie e ricoperta da un’incessante “nevicata” di cenere, la città è abitata da strane creature, mostri e esseri umani folli, o forse da quelli che un tempo erano esseri umani e, ora, non sono altro che anime perse. Come se ciò non bastasse, di tanto in tanto, Silent Hill sprofonda nelle tenebre, in quello che potrebbe tranquillamente essere l’inferno. I suoi palazzi si sgretolano, come consumati dal tempo, lasciando solo scheletri di metallo e ruggine, e le sue strade vengono invase da creature vomitate dall’inferno, tra le quali spicca il celeberrimo Pyramid Head.

Si, quello è un coltello.

Per quanto riguarda la trasposizione cinematografica del gioco, la trama vedeva una donna e sua figlia, Sharon, alle prese con un misterioso culto, che aveva involontariamente scatenato il male sulla città, riducendola nello stato descritto poc’anzi.

Nonostante il mio grande apprezzamento per il primo capitolo cinematografico, l’hype per questo sequel è stato notevolmente smorzato da diversi fattori. Il dubbio ha iniziato ad erodere la mia speranza fin da quando ho letto il titolo.
La prima cosa che mi ha colpito è stata la presenza della magica parolina che ormai tutti noi (e i nostri portafogli) abbiamo imparato a temere: 3D.
E’ vero che il film originale aveva alcune scene altamente spettacolari, ma, siamo seri, a cosa serve realmente il 3D in un film horror? Il punto di forza degli horror non sono tanto le scene spettacolari, quando piuttosto l’atmosfera. Silent Hill, pur non essendo di fatto un vero horror, non sfugge a questa regola.
Queste considerazioni non hanno quindi fatto altro che evocare nella mia mente immagini poco lusinghiere che ritraevano il produttore, i distributori e il regista mentre brindavano con calici di champagne, ridendo della stupidità degli spettatori, che sarebbero presto andati a rimpinguare i loro portafogli con i loro sudati guadagni.
Giunto a questo punto delle mie riflessioni, tuttavia, mi sono detto che forse stavo pensando male e che non dovevo essere prevenuto… ma, poi, ho letto bene il titolo, notando la presenza di una delle “terribili parole con la R”.
Le “Terribili Parole Con La R” (tutte in maiuscolo), sono uno degli anatemi dell’accanito frequentatore di sale cinematografiche. Sono l’espressione ultima del pressapochismo dei distributori, che, quando si trovano per le mani l’ennesimo, inutile, sequel di un brand di successo e non hanno voglia, tempo e idee per trovare un titolo decente, pescano a caso dal “vocabolario dei termini abusati che fanno fico” (lo trovate in tutte le migliori librerie).
Tra queste parole dall’alto contenuto di “figosità” possiamo citare:

– Revelation

– Redemption

– Revolution

– Resurrection

– Regeneration

e la lista va avanti.
Nel nostro caso, la palma del vincitore è andata a “Revelation”.
Perché? Bho, forse perché era la prima dell’elenco? Fossi in voi non scarterei a priori questa ipotesi.

Digerire anche questo elemento di disturbo ha richiesto un certo sforzo da parte mia, ma non ero di certo preparato a quello che è venuto alcuni giorni dopo. La locandina.
Grande Giove. Ora, sono consapevole del fatto che, nonostante la fama del videogioco, in ambito cinematografico Silent Hill sia un titolo piuttosto di nicchia, ma come è possibile realizzare una locandina così dannatamente orripilante??
La locandina è, insieme al trailer, il primo impatto con lo spettatore. Lo deve attirare, lo deve incuriosire, lo deve convincere a scucire dei soldi!
Questa locandina è l’equivalente di una modella che si versa dell’acido in faccia, di un wannabe presidente degli Stati Uniti che dice che se ne frega di metà del suo elettorato (nessun riferimento a fatti, cose o persone reali). E’ come tagliarsi le gambe prima di una maratona! Sto esagerando? No dico, ma l’avete vista bene?

Vado a vomitare…

E’ obbrobriosa! Non c’è altro modo di definirla. A prescindere dalla fintezza di tutti i personaggi che hanno incollato su quello sfondo di fiamme generiche con patacca circolare, mai e poi mai avrei osato mostrare la faccia di quella specie di “Edward dei poveri” che è Kit Harington.
Seriamente, cosa ci fa nel film? Perchè non sta girando la terza stagione di Games of Thrones? Basta perdere tempo!

Durante la realizzazione di questo film non è stato fatto del male a nessun Jon Snow… o forse si

E ora, ringraziatemi per aver trovato una locandina dieci volte migliore da mettere in testa a questo articolo.

In ogni caso, la mia speranza, anzi, la mia Fede in Silent Hill era però troppo forte perché anche una porcata del genere potesse scoraggiarmi e, così, ho perseverato e sono arrivato fino alla macchinetta distributrice di biglietti del The Space Cinema. (No, non sto facendo pubblicità e, per dimostrarlo, vi dirò che ha un sito che fa schifo.)
Ho comprato il biglietto e mi sono accomodato nella buia sala, in attesa che lo spettacolo avesse inizio.
La serata è incominciata con le migliori premesse, quando due bambine si sono sedute di fianco a me e hanno incominciato a spaventarsi già con i numerosi trialer che hanno preceduto il film.
I più malvagi tra di voi, infatti, sapranno bene che non c’è niente di più soddisfacente di guardare un film horror con qualcuno che se la fa sotto. E così è stato.

Purtroppo però (essendomi già dilungato parecchio, ve lo dico subito), avrei fatto meglio ad ascoltare la mia coscienza che, implacabile mi sussurrava “Ti pentirai di aver visto questo film! Sono soldi buttati!”
Che dire? aveva ragione.

Il più grosso difetto del film, è evidente dopo i primi venti minuti. Lo sceneggiatore (nonché regista) si è prodigato, con pessimi risultati, nello sforzo di appiccicare la trama del terzo capitolo della saga videoludica dopo quella del primo film, trascurando i vari problemi che questa operazione avrebbe comportato. Tra questi, il più rilevante era sicuramente il fatto che, non solo il primo Silent Hill era alquanto conclusivo, ma si adattava anche malissimo alle premesse da cui prende il via il terzo gioco.
E così saltano fuori strani medaglioni magico-insensati, misteriosi detective che lasciano il tempo che trovano, cultisti che non dovrebbero esserci, ma ci sono e mostri assassini che creano loop inspiegabili di causa-effetto. Questo è difficile da spiegare senza spoilerare, accontentatevi di questa descrizione misteriosa degli strani effetti che la trama di Silent Hill Revelation può avere sulla vostra psiche.
Per farla breve la storia segue la giovane Heather, che subito scopriamo essere in realtà Sharon, la bambina del primo film. La ragazza scappa ormai da anni, nascondendosi, con l’aiuto del padre, dalla setta di fanatici che abitano la città maledetta. Inutile dire che presto la nostra eroina sarà costretta a fare ritorno nella cittadina per salvare suo padre e per affrontare il suo passato.
Detta così sembra una trama onestissima, non particolamente originale, ma nemmeno orribile. Purtroppo, però, il tutto è complicato da una serie di espedienti realizzati ad hoc per spiegare le enormi incongruenze col primo film, a cui sia aggiungono elementi sostanzialmente inutili, come il medaglione, che potete vedere nel trailer, o il tentativo del culto di creare un dio in terra, preso di peso dal primo gioco della serie e messo lì, non si sa perché.
Insomma, lo dico senza mezzi termini: la trama fa schifo, manca di coerenza e, per un bel po’, si limita a lanciare addosso allo spettatore nozioni ed idee che non si capisce bene da dove vengano, né dove portino. Forse perché, spesso, non portano proprio da nessuna parte. Vi tolgo subito ogni illusione dicendovi che il finale non spiega molto, ma anzi, crea una nuova enorme incoerenza, facendo crollare fragorosamente il fragile castello di carte su cui era stato costruito tutto l’impianto narrativo.
Del resto, con Michael J. Basset, già autore dell’orripilante Solomon Kane, a realizzare la sceneggiatura e dirigere le riprese, non è che ci si potesse aspettare troppo di meglio.

Per quanto riguarda il cast non posso essere troppo critico. Dopotutto non è colpa loro se sono capitati in mezzo ad una bieca operazione commerciale senza anima.
Nonostante sulla locandina sia inguardabile, Kit Harington fa il suo lavoro degnamente, anche se l’aria da belloccio è totalmente in contrasto con il suo personaggio… ma si sa: anche il pubblico femminile vuole la sua parte. E allora belloccio sia!
Sean Bean fa praticamente solo un cameo e non è davvero valutabile nel contesto del film, così come anche Malcom McDowell, che, povero lui, è anche penalizzato dal fatto che il suo personaggio… non ha senso.
La nostra protagonista, Adelaide Clemes, mi ha lasciato piuttosto indifferente, forse più per il fatto che il suo personaggio è abbastanza privo di spessore, limitandosi ad essere la solita “ragazza da film horror” senza lode né infamia. E dire che il potenziale c’era, in particolare nella parte finale.

Il punto di forza del film è tutto negli effetti speciali. L’avreste detto mai?
La città maledetta è resa magnificamente, anche se non ho per nulla apprezzato l’abuso che è stato fatto della sua versione dark.
Ci sono poi alcuni elementi davvero notevoli anche a livello di design e non solo di realizzazione. Mi riferisco in particolare al “ragno-manichino” che potete notare anche nel trailer. E’ uno dei mostri più originali e terribili che abbia visto da molto tempo a questa parte (e vi assicuro che ne ho visti parecchi). In effetti è l’unico motivo per cui non darei fuoco alla pellicola e a tutti quelli che ci hanno lavorato. Purtroppo il suo momento di gloria è un fugace attimo che ha scarso impatto sul film e rappresenta una delle tante sequenze fini a sé stesse che ne caratterizzano il plot.
Il 3D non è che una postilla, un inutile orpello, che noterete solo nei primi minuti, durante i quali la cenere sembrerà cadervi addosso. Poi ve ne dimenticherete, e forse è un bene.

Purtroppo, come è ovvio, l’aspetto grafico non basta a salvare un prodotto irrimediabilmente compromesso a livello di trama, tanto più quando si tratta di un horror, genere per il quale atmosfera, suspence e colpi di scena non sono affatto degli optional.
Silent Hill Revelation 3D potrebbe piacere ai fan veramente sfegatati interessati unicamente agli aspetti citazionistici della pellicola. Da questo punto di vista il film non delude. A cominciare dalla trama, che come detto è abbastanza fedele al terzo capitolo della saga videoludica, per passare ad alcuni dei personaggi e finire con le mitiche infermiere zombie. Su queste ultime apro una piccola parentesi perchè, va bene il citazionismo, ma riproporre praticamente una scena già presente nel primo Silent Hill, privandola di gran parte della suspence e girandola peggio, non è proprio il massimo…

Le infermiere col produttore Don Cormody… sarebbe un’adeguata punizione per questo film…

Come hanno poi dimostrato lei miei improvvisate compagne di visione teenager, di cui ho parlato all’inizio della recensione, potreste apprezzare questo film anche se siete delle ragazzine di 12-13 anni, facilmente impressionabili. In questo caso, solo per voi, Silent Hill può diventare un horror davvero spaventoso… o almeno così pare a giudicare dai continui gridolini che hanno funestato i miei 94 minuti di visione. C’è da dire, però, che non sono sicuro che le suddette ragazzine abbiano davvero visto il film, dato che per la maggior parte del tempo hanno tenuto le mani premute sugli occhi… prendete quindi questa considerazione con la dovuta cautela.

Per concludere questa infinita recensione, se avete voglia di reimmergervi nelle allucinate atmosfere di Silent Hill, compratevi i giochi della serie che vi mancano, rigiocateli, oppure riguardatevi il primo film, ma state il più lontano possibile da questa porcheria, ne rimarreste unicamente delusi.