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Settimana scorsa, leggendo il corriere, sono incappato in un articolo su un argomento molto interessante, ma anche abbastanza spinoso. Ho quindi deciso di prendermi il mio tempo e di documentarmi un minimo prima di parlarne sul mio blog.

L’articolo in questione parlava della lezione tenuta presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo dal professor Claudio Moffa, dal titolo alquanto esplicito: “Il tema-tabù del mondo accademico, la questione della ‘Shoah’, della difesa del suo dogma da parte della Inquisizione del III millennio, e del suo uso politico nel complesso contesto della ‘guerra infinita del Vicino Oriente”. Che dire? Più diretti di così non si poteva essere.

 

Il professor Claudio Moffa durante la lezione incriminata.

 

L’argomento della lezione era quindi quello delle correnti Negazioniste ovvero quelle correnti di pensiero storico che hanno una visione diametralmente opposta dell’Olocausto rispetto a quella proposta dai libri di testo, che siamo abituati a vedere tra i banchi di scuola. Nello specifico, con “diametralmente opposta” intendo dire che i negazionisti sostengono che il fatto non sussiste, ovvero che non c’è stato nessun olocausto, nessun sistematico sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti o che, quantomento, il fenomeno ha avuto dimensioni molto più ridotte di quanto comunemente si creda o si voglia far credere.

Dico “si voglia far credere” perchè una sottocorrente del negazionismo, sottocorrente di cui Moffa è un esponente, teorizza anche che l’olocausto stesso sia stato inscenato o quantomeno ingigantito dallo stato di Israele per creare  nei suoi confronti un clima di condiscendenza, che spingesse l’opinione pubblica a chiudere un’occhio su qualunque nefandezza questi potesse perpetrare.

Immagino che, a questo punto, molti di voi saranno stupiti, allibiti e disgustati da quanto state leggendo. Vi riporto alcuni commenti che ho letto in giro per la rete riguardo a questa notizia e alle teorie del professor Moffa e di altri illustri negazionisti; ditemi se corrispondono a quanto state pensando.

  • I negazionisti come Claudio Moffa, professore ordinario a Teramo, mi indignano. E mi fanno schifo tanto i fasci come i rosso-bruni che lo difendono.
  • Le parole pronunciate sono inaccettabili, offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas. Non è possibile che nelle università italiane insegnino professori che seminano odio.
  • Che Claudio Moffa si possa fregiare del titolo di professore è già di per sè un controsenso, ma che poi possa esprimere le sue deliranti teorie sulla Shoah in un’università è davvero indegno. Rivendico sempre la libertà di pensiero anche quando questo mi disgusta come nel caso di Moffa, e infatti non contesto che egli possa pensare che la Shoah, lo sterminio degli ebrei, sia un falso storico. E non contesto nemmeno il fatto che egli possa esprimere pubblicamente tali fandonie. Quello che non si può tollerare è che ciò possa avvenire in un prestigiosa università pubblica, per di più senza contradditorio, spacciando il suo intervento per una “lezione universitaria.

In particolare l’ultimo intervento è del consigliere regionale dell’Abruzzo Riccardo Chiavaroli. Segnatevelo perchè torneremo a parlarne più tardi.

Penso che a questo punto vi starete chiedendo quale sia la mia opinione in merito alla diatriba tra negazionisti e sterminazionisti (coloro che sostengono che l’olocausto ha effettivamente avuto luogo). Ebbene la mia opinione è che i negazionisti potrebbero, e sottolineo POTREBBERO prima di essere sbranato, avere ragione, almeno in parte. Il problema è che, pur dopo aver condotto una ricerca (tutt’altro che approfondita) nella documentazione disponibile online, non ci si riesce a fare un’opinione chiara, soprattutto perchè il dibattito si concentra su tecnicismi difficili da contesatre o comprovare per gli inseperti, come ad esempio la possibilità o meno di impiegare un dato gas per lo sterminio dei prigionieri dei campi di concentramento.

C’è poi da considerare il fatto che pur avendo detto che il dibattito si concentra su questi elementi, devo ammettere che, in realtà, un vero e proprio dibattito esiste solo in rari casi. La maggior parte delle volte i negazionisti si limitano ad esporre una tesi e vengono per tutta risposta tacciati di antisemitismo, ricoperti di insulti e, in alcuni casi, anche botte.

E questo mi porta finalmente a parlare proprio del punto focale di questo articolo, ovvero la reazione della gente di fronte a queste teorie, reazione che si incarna perfettamente nel commento di Chiavaroli.

Analizziamo attentamente le parole del consigliere regionale:

  • Punto primo: “Che Claudio Moffa si possa fregiare del titolo di professore è già di per sè un controsenso, ma che poi possa esprimere le sue deliranti teorie sulla Shoah in un’università è davvero indegno.” Quindi Claudio Moffa non è degno di esercitare la sua professione nel luogo che gli compete (l’università) in quanto espone teorie deliranti.
  • Punto secondo: “Rivendico sempre la libertà di pensiero anche quando questo mi disgusta come nel caso di Moffa, e infatti non contesto che egli possa pensare che la Shoah, lo sterminio degli ebrei, sia un falso storico.” Quindi Moffa è libero di pensare quello che vuole.
  • Punto terzo: “Quello che non si può tollerare è che ciò possa avvenire in un prestigiosa università pubblica, per di più senza contradditorio, spacciando il suo intervento per una “lezione universitaria.” Ancora una volta Moffa non può esporre le sue idee nell’ambito della sua professione, né pubblicamente a meno di avere un contraddittorio.

Signor Chiavaroli, lei sta dicendo delle cose senza senso.

Cito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, articolo 18: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo…” e ancora, dalla Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Secondo Chiavaroli “libertà di pensiero” significa semplicemente che ognuno è libero di pensarla come vuole, ma per quanto mi riguarda non intravedo nell’immediato futuro nessun pericolo che compaiano telepati in grado di carpire i miei pensieri più nascosti e quindi mi pare che la concezione di “libertà di pensiero” proposta da Chiavaroli sia sostanzialmente inutile nonché infantile. Al contrario affermare la “libertà di pensiero” significa anche dire che chiunque può esporre il suo pensiero e un professore universitario, a maggior ragione, ha il pieno diritto di farlo, soprattutto quando quel pensiero è di fatto una possibile interpretazione di un evento storico e dell’attuale situazione politica mondiale. La “libertà di pensiero” non è qualcosa che possiamo tirar fuori dall’armadio quando ci fa più comodo per poi rimettercela appena diventa fastidiosa.

Sinceramente non capisco di cosa si abbia paura. Se le teorie negazioniste sono totalmente inverosimili e prive di fondamento come si sostiene non c’è alcun motivo di temerle, nè di pensare che degli studenti universitari si possano lasciar irretire da esse. Al contrario, reagire con insulti e liquidare i negazionisti come una setta, come pazzi o semplicemente come persone che cercano solo la luce dei riflettori non fa che permettere hai negazionisti di ricoprirsi col manto delle vittime e dei perseguitati. C’è anche da dire che se, nonostante la loro supposta invalidità, le teorie negazioniste sono sopravvissute fino ad oggi, ciò è probabilmente dovuto alla mancanza di una serie di confronti diretti tra negazionisti e sterminazionisti; confronti seri e basati su un dibattito in cui i sostenitori di entrambe le tesi portano prove, documenti e testimonianze per avvalorare le loro posizioni. Dibattiti di questo genere avrebbero stabilito definitivamente e in breve tempo quale delle due teorie è quella vera, ma ciò non è avvenuto o è avvenuto in forme e secondo modalità che non sono riuscite a dirimere una volta per tutte la questione.

Fuggire da ciò che non vogliamo sentire non ha molto senso e serve solo a ritardare il problema e, forse, ad aggravarlo; con il passare del tempo, infatti, i testimoni viventi dell’olocausto diventano sempre meno.

Per un approfondimento:

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