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Anno: 2012

Regista: Ole Bornedal

Sceneggiatura: Juliet Snowden, Stiles White, Leslie Gornstein

Genere: Horror

Guarda il trailer

Per noi amanti dell’horror ottobre è un po’ come Natale. Ormai Halloween è diventata una festa internazionale e una ghiotta occasione per le case produttrici, che non si fanno certo pregare per inondare le sale cinematografiche di pellicole grondanti sangue e frattaglie umane assortite.
Così, con l’avvicinarsi inesorabile della Notte delle Streghe, ecco che, direttamente dall’inferno, è giunto nelle sale questo The Possession.
Confesso che non sono un grande fan dell’Esorcista (il primo) e della sua blasfema (e numerosa) progenie di cloni. Non ho mai trovato l’idea della possessione demonica così inquietante o spaventosa ed è quindi abbastanza raro che decida di impiegare due ore della mia vita per questo genere di film.
Tuttavia, in questo caso, ho trovato il trailer ben fatto e la locandina davvero azzeccata.
L’idea di una possessione a livello fisico e non solo spirituale, ha stuzzicato la mia fantasia e mi è sembrata sufficiente per distinguere il film di Bornedal dalla massa.

Diciamo subito che, dopo i primi venti minuti mi ero già parzialmente ricreduto; la premessa, infatti, non brilla certo per originalità.
Un ottimo Jeffrey Dean Morgan interpreta Clyde, allenatore di uan squadra di basket e padre di due bambine, tanto dolci quanto assolutamente odiose:  Hannah (Madison Davenport) e Em (Natasha Calis).

La prima è sostanzialmente un personaggio inutile. Dall’inizio del film, fino alla fine, dice tre o quattro fasi di senso compiuto e avremmo potuto fare a meno di tutte. Dimenticavo, in due scene, forse per fare concorrenza a Step Up, balla anche.
La seconda è la vera protagonista del film, insieme a Clyde, e si tratta praticamente della solita bambina new-age, superbuona, vegana, che “se rompe già le palle a quell’età, figuriamoci da grande”! Se avete visto la Guerra dei Mondi, con Tom Cruise, dovreste aver presente il tipo.

Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirvelo, ma, ovviamente, Clyde e sua moglie Stephanie (Kyra Sedgwick), sono separati, perché Clyde è troppo impegnato col lavoro. Ma non mi dire!
Com’è inevitabile Stephanie sta vedendo un altro uomo, anche se sotto sotto prova un po’ di nostalgia per l’ex-marito.
Fin qui, tutto come da copione. Il copione usato per il 50% dei film horror esistenti.

Come il titolo poco esplicito vi avrà già fatto capire, presto o tardi la piccola Em finirà per incappare in un oscuro spirito o demone, contenuto all’interno di una misteriosa scatola. Tale forza oscura si impossesserà di lei, trasformandola in… una bambina non tanto buona…

Nonostante la banalità esagerata dei personaggi e delle relazioni tra di essi, il cast riesce a risollevare un po’ il nostro morale regalandoci delle buone interpretazioni.
La giovane Natasha Calis passa da bambina mielosa a demone in..demoniato con grande facilità, anche se le sue pose da “ora ti apro in due”, risultano un po’ ridicole e fin troppo esplicite, ma non credo che si possa imputare a lei la colpa di questa pecca.

Natasha Calis in un momento di relax

La Sedgwick, dal canto suo, pur avendo un personaggio piatto e a tratti odioso riesce a conferirgli un certo spessore, senza scadere più di tanto nello stereotipo dell’ex-moglie rompiscatole. Jeffrey Dean Morgan, infine, come già accennato, risulta convincente nella sua trasformazione da padre troppo impegnato a uomo in lotta con le forze del male. Del resto stiamo parlando di John Winchester! Se non sa lui come si ricaccia un demone all’inferno, nessuno lo sa!

Giusto per mantenerci su alti livelli di originalità, abbiamo poi, tra i comprimari, anche il nuovo boyfriend di Stephanie, che, tenetevi forte, non si chiama Brad, come il 90% dei personaggi di questo tipo, nossignore. Si chiama Brett…

Ma il povero Brett in realtà non è davvero odioso e, anzi, non prova risentimento nei confronti di Clyde, è buono e  gentile con lui, con Stephanie e anche con le sue figlie, al punto da darci l’impressione che sia Clyde quello meschino. Ora, quando il ribaltamento di un cliché è a sua volta un cliché, secondo me sarebbe il caso di inventarsi qualcosa di nuovo, ma evidentemente gli sceneggiatori non la pensavano così.

Al di là della totale, assoluta, mancanza di idee, il film risulta ben girato per una buona metà. L’atmosfera va costruendosi pian piano, la scatola incute il giusto timore e c’è comunque una certa curiosità di vedere dove si andrà a parare.
Ho trovato però che, in alcune scene, il film tenda ad arrancare, dilungandosi senza una vera ragione.

Un esempio? Ad un certo punto le bambine e Clyde entrano a casa e scoprono che c’è qualcuno: un procione, che se ne va, senza causare danni, senza vedersi nemmeno e senza mai più tornare. La sua comparsa, che nulla ha di sovrannaturale, viene tra l’altro annunciata cinque minuti prima, giusto per distruggere qualunque tensione lo spettatore possa provare, se non quella causata dal terrore di doversi sorbire l’ennesimo “Bu!”.
Non l’ho ancora detto, ma il film fa ampio uso (anzi si tratta proprio di un abuso) di sbalzi immotivati dell’audio per spaventare lo spettatore. Come se non bastasse, in diversi casi, tali espedienti non sono collegati in alcun modo a situazioni di tensione e/o paura, ma saltano fuori a casaccio, giusto per infastidirci.

Nonostante tutte quest pecche, il film sarebbe riuscito comunque ad essere un prodotto decente, se non fosse che, nel secondo tempo, probabilmente anche gli sceneggiatori sono caduti vittima di un demone e la trama perde qualunque parvenza di sensatezza.

Sono due gli elementi che ho trovato più insensati e inaccettabili nel dipanarsi della trama. Se non amate gli spoiler potete saltarli tranquillamente, altrimenti continuate a leggere:

1- Apparentemente se sei uno spirito demoniaco e vieni intrappolato in una scatola questo non ti impedisce di uccidere con una violenza inumana chiunque si avvicini a meno di cento metri dalla tua scatoletta. E quando dico “violenza inumana” intendo: scagliare ripetutamente una persona contro il muro fracassandole le ossa, far sanguinare gli occhi e, presumibilmente, causare l’esplosione di diverse vene nella zona facciale, scaraventare un adulto fuori da una finestra ed evocare dal nulla un camion che si scontri con la macchina dei tuoi nemici.
Però, una volta impossessatoti del corpo di una bambina, la tua prodezza più grande è quella di strappare i denti ad una persona e anche un uomo normale può riempirti di botte e costringerti a possedere qualcun altro.
E ora mi obietterete “Non era un uomo normale, era John Winchester!!”
Avete ragione.

2- Brett, lo sappiamo tutti, è destinato a morire dal momento in cui ci viene presentato. E’ così ovvio che ce lo mostra anche il trailer. Ma volete sapere la vera sorpresa? Brett non muore. O meglio, forse muore, forse no. Non sono del tutto sicuro.
Il fatto è che, dopo che gli sono stati strappati i denti dai poteri telecinetici demoniaci di Em (vedi punto 1), il povero Brett sale sulla sua auto, che, forse mossa da paura, parte in retro ed esce di scena… così. Questa è l’ultima volta in cui qualcuno ha visto Brett e la sua macchina… vivi. Ma anche morti.
In effetti ora che ci ripenso è inquietante, ma ancora più inquietante è il fatto che ne Clyde, né Stephanie, né Hannah lo menzionino mai più, né si chiedano dove sia finito, né tengano un funerale… almeno per i suoi denti!
Forse gli sceneggiatori volevano suggerirci che la sua morte è stata così totale, così definitiva, così irreversibile che persino la memoria della sua esistenza è stata rimossa dalla mente dei suoi conoscenti.
O forse no.

Per tirare le conclusioni di questa recensione, The Possession non mi è piaciuto e ve lo sconsiglio.
L’idea in sé non è da buttare, anzi. La scatola e soprattutto il suo contenuto, sono elementi inquietanti e misteriosi e, come già detto all’inizio, il carattere fisico della possessione è abbastanza originale. Tuttavia questi due elementi da soli non sono in grado di salvare la pellicola, che va avanti intervallando cliché e odiosissimi “Bu!”, senza spingersi mai oltre questo schema.
In questo contesto l’ottimo cast risulta sprecato e, pur rendendo credibili i personaggi, non ci aiuta a calarci nell’atmosfera che si dovrebbe respirare in un film di questo genere.
Per tutto il film non c’è quasi mai un momento di vera tensione e, sul finale, quando un crescendo di paura e orrore dovrebbe portarci al confronto col demone, gran parte delle scene le ho trovate più comiche che altro.

Insomma, se volete un bell’horror gustoso che vi tenga svegli la notte di Halloween, cercate da un’altra parte.

 

P.S. Dimenticavo. “Based on a true story”.. seriously…

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