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Regista: Ruben Fleischer

Sceneggiatura: Aaron Sorkin

Genere: drammatico

Guarda il trailer

 

C’è chi lo ama, chi lo odia, chi ne è assuefatto e chi non lo può vedere, ma è inutile cercare di ignorarlo e nascondersi dietro un cespuglio (Bossi docet): Facebook, il social network, è sicuramente il fenomeno sociale più importante in questo inizio del XXI secolo.

Personalmente non sono un fan sfegatato di Facebook. Lo uso come un qualunque altro strumento. E’ utile per parlare con gli amici, per condividere qualche link interessante o scoprirne qualcuno nuovo e, soprattutto, per condividere gli aggiornamenti del blog 🙂

Per questo motivo se mi avessero semplicemente detto “hey, andiamo a vedere il film di Facebook!” il mio volto si sarebbe distorto in una smorfia di supremo disgusto e avrei declinato educatamente l’invito… ma, le cose non sono andate così. Due fattori imprevisti mi hanno indotto ad impiegare una sera in cui non avevo niente di particolare da fare, andando al multisala più vicino per vedere il nuovo film di David Fincher.

1) l’aver visto l’accattivante trailer del film.

2) Il fatto che il film NON sia in realtà un film su Facebook.

A dispetto del suo titolo, il film non è incentrato sul social network e sul suo impatto sulla società, sebbene sfiori l’argomento un paio di volte, ma è in realtà un film su Mark Zuckerberg e su come egli sia arrivato a dar vita alla sua più grande creazione.

Tutta la storia del film ruota attorno alle figure di Zuckerberg, del suo amico, e co-fondatore di Facebook, Eduardo Saverin e di Cameron e Tyler Winklewoss, i due studenti di Harvard che gli faranno causa per furto di properità intellettuale.

Lo sceneggiatore Aaron Sorkin svolge un ottimo lavoro nella stesura dei dialoghi che costituiscono il vero cuore del film, nonché uno dei suoi maggiori punti di forza. Come è facile immaginare, infatti, il film è completamente privo di scene d’azione e si sviluppa totalmente tramite una serie di lunghi dialoghi che sarebbero risultati insopportabilmente tediosi, se non fossero stati scritti ad arte per essere graffianti, coinvolgenti e, a tratti, divertenti.

 

 

Così tutto ebbe inizio

 

Ovviamente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza un cast all’altezza. Da questo punto di vista è impossibile non parlare della performance di Jesse Adam Eisenberg. Di ritorno da Zombieland, l’attore Newyorkese, da vita ad uno Zuckemberg taciturno, lunatico, testardo e ossessionato da un sogno che si potrebbe dire di riscatto o forse di vera e propria vendetta, verso un mondo che pare averlo sottovalutato e schiaffeggiato troppo a lungo, come fa verbalmente la sua (ex-)ragazza all’inizio del film, scatenando la serie di eventi che porteranno il giovane, e un po’ ingenuo, studente di Harvard a divenire un freddo imprenditore capace di tradire il suo miglior amico.

 

 

Jesse Eisenberg e Mark Zuckerberg

 

Notevole anche il lavoro svolto da Justin Timberlake nel ruolo di Sean Parker, co-fondatore di Napster. Il Parker di Timberlake è un novello Lord Henry Wotton, che, proprio come il nobile inglese porta il giovane Dorian Gray sulla strada della dissoluzione, sembra essere intento per tutto il film a trasformare Zuckerberg in una copia in piccolo di se stesso, fino a quando diventa un peso insopportabile anche per Zuckerberg stesso, che non esista a liberarsene.

Da quanto detto finora avrete probabilmente capito che il film non trasmette un’immagine lusinghiera del miliardario più giovane del mondo, ma, almeno dal mio punto di vista, non è chiaro se il regista avesse davvero l’obiettivo di denigrare Zuckerberg e il suo lavoro. Certo il film tende a sottolineare, seppur in modo molto velato, solo la sostanziale futilità di Facebook, al punto che il suo stesso creatore finisce per isolarsi completamente da tutte le persone con cui aveva un rapporto e fallisce anche nel suo intento non dichiarato di riconciliarsi con la sua ex. Però nelle ultime scene e in molte altre parti del film, non possiamo che provare pena e simpatia per Zuckerberg e il film presenta comunque delle motivazioni anche per la sua scelta più immorale, ovvero quella di tradire la fiducia di Eduardo Saverin, reo di aver messo a repentaglio il sogno che condivideva con Mark.

Cosa volevano quindi dirci Aaron Sorkin e David Fincher con questo film? Credo che alla domanda abbai risposto efficacemente lo stesso Sorkin difendendosi dalle critiche sulla scarsa fedeltà alla reale storia di Zuckerberg e soci:

 

I don’t want my fidelity to be to the truth; I want it to be to storytelling”

 

Sorkin voleva semplicemente raccontare una storia e questo ha fatto. Ciò risulta evidente dalla drammaticità del personaggio di Zuckerberg, giudicata eccessiva dal Zuckerberg stesso, quello reale. C’è però un altro obiettivo che, secondo il mio modesto parere, Sorkin si era posto con questa sceneggiatura: far parlare del film, dividere il pubblico, suscitare le reazioni più disparate delle persone coinvolte e degli esperti e non esperti del settore. Obiettivo pienamente centrato se diamo una scorsa alle prime reazioni dopo l’uscita del film.

Se credete che stia insinuando che questa caratteristica, questa ambiguità del film sia un difetto, vi sbagliate di grosso. Io trovo che il film faccia egregiamente il suo lavoro. Non solo è un bel film , ma spinge anche lo spettatore ad interrogarsi, a pensare e, perchè no, anche a documentarsi sulla storia di Zuckerberg. Lo consiglio quindi senza remore a chiunque voglia gustarsi, per una serata, un tipo di intrattenimento un po’ più impegnato di quello offerto dai soliti blockbuster. Per concludere quindi: amatelo, odiatelo, andatelo a vedere oppure snobbatelo, ma, in ogni caso, per un po’ di tempo rassegnatevi a sentir parlare parecchio di The Social Network.

 

P.S. se come me, vi siete chiesti se quella richiesta di amicizia sia stata accettata o meno, sappiate che non è mai stata inoltrata… finora.

P.P.S. per chi fosse interessato alla bellissima cover di Creep che fa da colonna sonora del trailer del film, potete trovarla qui.


Ormai mi sono abituato all’idea che qualunque cosa (videogiochi, fumetti, libri, vecchi film, vecchi cartoni animati, nuovi cartoni animati e anche nuovi film!) prima o poi verrà traposta in un film. Basta aspettare. Per questo motivo non mi sono stupito quando, ormai un paio di anni fa, ho sentito parlare per la prima volta del film di Priest.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, trattasi di un manhwa (un fumetto Coreano) che narra la lotte di Ivan Isaac, un prete per l’appunto, contro un gruppo di angeli ripudiati da dio, sullo sfondo del selvaggio west. La trama, che potrebbe sembrare banale a prima vista, è in realtà piuttosto articolata e costellata di personaggi interessanti che si trovano, volenti o nolenti, coinvolti nella sanguinosa crociata di Isaac.
Ma non è solo la trama a far risaltare quest’opera e nemmeno le numerose e azzeccate scene d’azione, quanto piuttosto lo stile estremamente particolare del disegno, caratterizzato da tratti forti e duri, da linee spesse e angoli evidenti che danno ai personaggi un che squadrato e rigido, conferendo alle pagine del fumetto un grande impatto visivo.
Le immagini che potete trovare in questo articolo vi daranno sicuramente un’idea più precisa di ciò di cui sto parlando.
Purtroppo al momento il destino di questo manhwa è incerto, la sua pubblicazione pare essere stata sospesa e, quindi, l’unica speranza per i fan (tra i quali figura ovviamente il sottoscritto) di vedere la conclusione della storia è riposta nella trasposizione cinematografica…

Dopo una serie di peripezie che hanno visto nientepopodimenoche Sam Raimi e Gerald Butler abbandonare il set del film, nel 2009 è finalmente giunta la notizia che le riprese del film erano rincominciate sotto la direzione di Scott Steward, con una sceneggiatura scritta da Cory Goodman. Attore protagonista: Paul Bettany.
Imprimetevi il nome Cory Goodman a fuoco nella mente perchè, a dispetto del suo fuorviante cognome,  quest’uomo… è un criminale!
Pensate che stia esagerando? Bene, rileggete il breve riassunto che ho fatto della trama, tenete a mente i 2 elementi principali che tutti i fan della serie hanno imparato ad apprezzare, ovvero:

  1. Angeli
  2. Selvaggio West

e ora guardate il trailer del film:

Probabilmente ora starete pensando che devo aver sbagliato filmato, ma, purtroppo, non è affatto così. Questa cosa indecente, questo ennesimo film sui vampiri (ne sentivamo la mancanza in effetti…), questa solenne schifezza che ci propone il solito personaggio, con il solito plot, la solita ambientazione e i soliti cattivi è davvero la trasposizione di Priest.

Ma prima di imbracciare le torce e i forconi e andare a trovare Goodman cerchiamo di capire se le sue scelte sono state motivate e, quindi, se apportano effettivamente delle migliorie a quanto già c’era di buono nell’opera originale.

Fumetto

Vs.

Film

  • L’ambientazione: dal far west siamo passati ad un mondo apocalittico semidevastato. Non mi viene in mente un film famoso con caratteristiche horror che sia ambientato nel selvaggio west, ma ne posso citare un centinaio che sono ambientati in un mondo post-apocalittico (Resident Evil 3 per dirne uno). Se mi chiedete quale delle due ambientazioni trovi più evocativa, interessante e originale non ho dubbi nel dire  il selvaggio west e, sebbene il mondo ideato da Goodman mantenga dei tratti in comune con il Wild West, trovo che questo cambiamento sia totalmente immotivato. 1 – 0 per l’originale quindi.
  • Il protagonista: Ivan Isaac è originariamente un prete qualunque che si trova suo malgrado coinvolto in una lotta che va avanti da secoli tra gli angeli e l’umanità. Morto e risorto grazie ad una sorta di possessione demoniaca, egli scatena la sua sete di vendetta contro gli angeli responsabili della morte della donna che amava. Ivan è un personaggio complesso ancora prima di divenire uno strumento di vendetta sovrannaturale e, successivamente, è tormentato dal passato e dal suo ostinato desiderio di non abbandonarsi del tutto alla possessione demoniaca, per compiere la vendetta con le sue sole forze.
    Ivan nel film, non si chiama Ivan, ma Priest (ti chiami Prete e fai il Prete… quando si dice la vocazione) ed è invece un prete guerriero che va contro la legge della sua città-fortezza per salvare sua nipote rapita dai vampiri. Durante il suo viaggio viene aiutato da uno sceriffo e da… non so se ce la faccio a dirlo… Priestess, una “preta” ovviamente… /facepalm. 2 – 0. (nota: io spero vivamente che Priest e Priestess siano solo nomi temporanei…)
  • I nemici: un gruppo di angeli, ognuno unico nell’aspetto, nei poteri, nel carattere e nelle motivazioni, guidati da una specie di Darth Vader più cattivo vincono contro dei vampiri mutanti tutti i giorni della settimana. 3 – 0.
  • La trama: per quanto il tema della vendetta non sia propriamente originale è SICURAMENTE meglio del tema del rapimento. Il rapimento ci aveva già stufato ai tempi di Double Dragon e non lo posso accettare a meno che mi tirino fuori qualcosa come questo. A parte la storia di Ivan, non conosco nel dettaglio le motivazioni dei vampiri né il loro obiettivo, ma sono disposto a tagliarmi un braccio se si riveleranno migliori o più interessanti di quelle degli angeli.
    4 – 0
    .

Punteggio finale: 4 – 0

Ora io mi chiedo… perchè? Perchè? Perchè buttare via un plot già pronto, un plot interessante, riuscito, con molti personaggi e un gran potenziale; un plot da cui si poteva anche pensare di tirar fuori una serie di film anziché uno? Perchè stuprare un’opera tutto sommato originale per tirar fuori l’essenza della banalità fatta film?

Io posso capire che uno sceneggiatore decida di fare delle modifiche alla trama, ai personaggi e all’ambientazione per venire in contro alle esigenze del formato filmico, ma questo non giustifica uno stupro di queste proporzioni che ha poi come risultato un totale appiattimento e una completa banalizzazione dell’originale. Se vuoi fare uno schifo di film sui vampiri fallo e basta, non andare a prendere una cosa totalmente diversa, che si meriterebbe una trasposizione fatta come si deve, per poi costruirci su il tuo clone di Resident Evil 3!

Per questo il mio verdetto non può che essere uno e uno soltanto:

brucia Cory Goodman, brucia!!!

 

Nell'immagine: Cory Goodman.