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Anno: 2012

Regista: Ridley Scott

Sceneggiatura: Jon Spihts, Damon Lindelof, Dan O’Bannon, Ronald Shusett

Genere: Fantascienza

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Era il secolo scorso. Il cielo era azzurro, le rose rosse, ogni arcobaleno portava ad una pentola d’oro nascosta in un bosco fatato e i bambini buoni dormivano il sonno dei giusti e degli innocenti, senza nulla da temere. Ma, nelle tenebre, qualcuno tramava per distruggere questo scenario idilliaco; un uomo crudele e malvagio, dall’immaginazione contorta: Ridley Scott.

In una notte buia e tempestosa, Ridley prese il suo telefono fatto di ossa umane e compose il numero dell’unica altra persona che condivideva la sua distorta visione della realtà: l’artista noto ai più come H.R. Giger.
Sentendo il suono del telefono, Giger sorse dalla sua vasca di incubazione e, ancora avvolto nei tubi biomeccanici che gli fornivano nutrimento, lasciò che il parassita neurale che si annidava nel suo cranio lo collegasse al suo cordless senziente.

“Ciao Gigio” disse Ridley in tono gioviale, anche se dentro provava solo rancore “scusa se ti disturbo a quest’ora…” Dall’altro capo del telefono le bocche a matriosca di Giger emisero solo un sonoro rigurgito, seguito da uno sbavante risucchio e da un ronzio. Tutto ciò Ridley lo interpretò come un “Ehi non c’è problema amico, stavo giusto per alzarmi, anzi mi fa proprio piacere sentire la tua voce. Ti offrirei un caffè se fossi qui, ma non ci sei ah-ah, ah-ah, quindi orsù dimmi: cosa ti serve?” Scott si sentì quindi autorizzato a proseguire.
“Andiamo subito al punto” disse allora, con tono deciso “questo mondo paradisiaco mi ha stufato. Tutti quei bambini felici, le stelline sorridenti, le fatine e i pony… i pony sono la cosa peggiore… E’ ora di finirla.”

L’urlo del cordless vivente straziato dalla sofferenza mentre la bava acida di Giger lo corrodeva lentamente comunicò a Ridley l’innegabile interesse del suo interlocutore e, così, il regista in erba, illustrò all’artista venuto dalle tenebre il suo aberrante piano.

Insieme i due crearono qualcosa, una creatura, un mostro terribile e letale che per lungo tempo impedì ai bambini di ritrovare la pace nei loro sogni… poi arrivò James Cameron e i marines e Alien entrò nella leggenda.

Ora una precisazione. Sono sicuro che alcuni staranno pensando che ho esagerato nel ritrarre in questo modo il povero H.R. Giger. Bene. A tutti voi consiglio di dare un lungo, approfondito sguardo a questa foto:

 

H.R.Giger

 

E, con questo, l’inevitabile premessa, necessaria per parlare di questo Prometheus, sarebbe conclusa, se potessi dare per scontato che voi sappiate che cos’è Alien, ma, dato che il mondo non è perfetto, è possibile che voi vi siate persi uno dei capisaldi della fantascienza moderna e questo mi costringerà ad essere un po’ più chiaro. E non crediate, nemmeno per un momento, che non sia seccato dalla vostra inadeguatezza!

Alien è un film del 1979 che vede l’equipaggio di una nave spaziale alle prese con una minaccia aliena di origine sconosciuta. Lo so, dal titolo non l’avreste mai immaginato.
Sebbene Ripley, il personaggio da Sigurney Weaver, sia di fatto il protagonista del film, il vero cuore di tutta la pellicola, e la ragione del suo successo, è proprio la creatura aliena. Studiato nei minimi dettagli, a partire dal suo disgustoso sistema riproduttivo e dotato dell’inquietante look tipico delle opere di Giger, lo xenomorfo, questo il nome che col tempo è stato affibbiato alla creatura, si è da subito insidiato nell’immaginario collettivo, proprio come le sue larve si annidano nel corpo degli esseri umani.
Ad Alien è poi succeduto Aliens, seguito girato da James Cameron, che ha indubbiamente superato l’originale, consacrando definitivamente la saga nell’olimpo della fantascienza e portando alla realizzazione di altri due film e di una serie di spin-off cinematografici e non, dall’altalenante successo.

Tutto ciò ci ha portati oggi a questo Prometheus, film con il quale Ridley Scott riprende di fatto possesso della sua creatura, per spiegarci come tutto ebbe inizio.
Prometheus è quindi un prequel e, sebbene io di solito non apprezzi per niente operazioni di questo tipo, devo dire che in questo caso ero abbastanza curioso di vedere cosa il buon vecchio Ridley avesse in serbo per noi.

Il primo impatto col film è innegabilmente ottimo. La fotografia è ai massimi livelli, gli effetti speciali sono all’altezza delle aspettative senza risultare invadenti e tutto il film è caratterizzato da scelte cromatiche che, a mio parere, riescono davvero a creare un’atmosfera particolare, forse ancora migliore di quella degli altri film della serie.  I personaggi non sembrano i soliti stereotipi, ma trasudano potenziale e danno l’idea di essere tutti affetti da serie turbe mentali, che li rendono perfetti per supportare una trama interessante come quella che ci viene presentata nei primi minuti del film.
Giusto, la trama.
Prometheus è una nave spaziale il cui variegato equipaggio sta cercando di portare a termine un’ambiziosa missione scientifica: contattare una razza aliena che potrebbe aver dato inizio alla vita sulla terra. Inutile dirvi che la missione, che già pare difficoltosa, si trasformerà ben presto in un incubo letale.

Gli attori nel complesso fanno tutti il loro lavoro. Michael Fassbender fa decisamente di più e giganteggia nel ruolo dell’androide David, il personaggio in assoluto più riuscito del film.

Purtroppo la protagonista Elizabeth Shaw (Noomi Rapace), l’archeologa che da il via spedizione, risulta afflitta dalla maledizione che tormenta tutti i protagonisti di qualunque storia: la maledizione della piattezza. Per questo, pur risultando abbastanza convincente, non riesce ad emergere allo stesso modo.
Siamo però disposti a perdonarla, perché, nel corso del film, ci gratifica regalandoci una delle scene più magnificamente atroci che si siano viste ultimamente al cinema, una scena che da sola, a mio parere, può giustificare la visione del film.

Ho trovato il resto del cast nella media, anche se va detto che quasi tutti i personaggi riescono a costruirsi una loro caratterizzazione e a rimanere impressi nella memoria, segno che la media è abbastanza alta.
Tra i personaggi secondari-ma-non-troppo è impossibile non citare Meredith Vickers (Charlize Theron), una vera e propria Cold Hearted Bitch che, fin dalla sua comparsa, nei primi minuti del film, sembra porsi in diretta competizione con Ripley e Vaquez per il titolo di “donna più tosta della serie”. Purtroppo tutto questo potenziale va sprecato e la sceneggiatura non riesce a sfruttarlo, se non in modi fin troppo prevedibili e banali.
E questa considerazione, ahimè, ci porta alle note dolenti. Tutto il film è un po’ come il personaggio della Vickers: grandi potenzialità che non vengono mai davvero sfruttate, se non in modo sconclusionato.

Gli esempi si sprecando davvero nel corso dei 124 minuti di durata della pellicola, tanto che alla fine non si capisce bene che cosa si sia visto. La storia ha un suo filo conduttore che risulta abbastanza chiaro, ma il modo in cui da una premessa si arriva alla conclusione è confuso, frammentario e pieno di elementi che rimangono sospesi, senza un reale collegamento con il resto del plot.
In questo contesto anche un personaggio davvero superbo come David non viene utilizzato in modo inadeguato e le sue azioni, per quanto siano fonte di continuo interesse e sorpresa per lo spettatore, non vengono spiegate né motivate se non in modo estremamente vago. Se questo non bastasse, quelle azioni, che hanno un impatto non trascurabile sull’evolversi della trama, rimangono per buona parte fini a sé stesse.
Arrivati a metà film si ha quasi la sensazione di assistere a tre o quattro storie diverse: ci sono l’archeologa e suo marito, la Vickers e David e poi ci sono un paio di personaggi abbastanza idioti sui quali non voglio dilungarmi per non svelarvi troppo. Tutti slegati gli uni dagli altri.
E questo non vuol dire che non interagiscano tra di loro, ma ognuno di loro sembra seguire un suo copione, con suoi obiettivi che, in alcuni casi, non ci vengono mai comunicati, rendendo il tutto un po’ troppo fine a sé stesso per i miei gusti.

Il film è poi afflitto da alcune scene che mancano totalmente di qualunque logica o senso.
A questo punto muoio dalla voglia di parlarne in modo esplicito, ma, per il bene di coloro i quali ci tengono a vedere questo film senza sapere nulla, mi tratterò…

No ci ho ripensato. Saltate pure la prossima sezione, racchiusa dai tag spoiler oppure fate a meno poi di venire a lamentarvi col sottoscritto!

 

[SPOILER]

 

 

TOP WORST PROMETHEUS SCENES:

 

5) Per fare una nave spaziale, si sa, serve una cosa di fondamentale importanza: l’ossigeno. Senza l’ossigeno si muore.
E per contenere l’ossigeno si usano di solito dei grandi contenitori o bombole piazzati in posti strategici e tendenzialmente sicuri. Si fa questo per svariati motivi tra i quali c’è anche il fatto che al mondo esiste una cosa che davvero non va d’accordo con l’ossigeno: il fuoco. Quale arma portereste quindi in una missione spaziale se non un fantastico lanciafiamme?
Comodo. pratico, economico. Il lanciafiamme è un arma affidabile e, concedetemi il gioco di parole, poco propensa al backfire. Piace ai bambini, è comodo durante le grigliate e d’estate, con le zanzare, ma, soprattutto, è un’arma che chiunque, anche il più inetto scienziato pacifista può usare senza problemi. Voglio rovinarmi, se lo acquistate vi do in omaggio anche un accendino firmato Weyland-Yutani.

4) Nella missione c’è una specie di punk. Non è chiaro come un soggetto del genere sia stato selezionato, ma possiamo presupporre che questo improbabile evento sia dovuto alle sue innegabili capacità. Il suddetto brutto ceffo è infatti l’addetto alle mappe ed è pure un geologo, quindi, per quanto non sia decisamente il massimo affidarsi ad un punk per questo genere di cose e, per quanto il soggetto in questione sia chiaramente un idiota, siamo sicuri che capisca qualcosa in più rispetto all’uomo medio di rocce, grotte e geografia sotterranea. Ora, vediamo un po’, chi sarà mai l’uomo che si perde nelle suddette grotte? /facepalm
Aggiungerei che tutto il resto della spedizione fa ritorno sulla nave, ORE DOPO, e in mezzo ad una tempesta, ma nessuno, NESSUNO, pensa nemmeno per un momento di contattare quell’idiota del geologo e quel cerebroleso del suo amico biologo (vedi di seguito).

3) Insieme al geologo di cui sopra abbiamo anche un utilissimo biologo(interpretato da un povero Guy Pearce, mai così sprecato). Si suppone anche in questo caso che un biologo sappia che certi organismi, in particolare quelli alieni che emergono da uno strano liquido nerastro, possano essere nocivi per la salute. E’ quindi logico che questo biologo si metta a coccolare una disgustosa sanguisuga aliena  invitandola di fatto a spezzargli il braccio, rompergli la tuta e infilarsi lungo la sua trachea (o esofago)… almeno il geologo era strafatto di marijuana, ma lui che giustificazione aveva per la sua idiozia?

2) In ogni missione scientifico/spaziale, vigono delle precise norme di sicurezza. Non aprire il portellone mentre la nave si trova fuori dall’atmosfera, non usare un lanciafiamme sulla nave, mantenere un canale di comunicazione con il resto del gruppo e, soprattutto, mai, per nessun motivo al mondo, ma proprio mai mai mai, togliersi quel dannato casco! Non importa se l’aria è respirabile e profuma di arbre magique! Un archeologo un biologo e un geologo (entrano in un bar) non arrivano a capire che un microorganismo del cavolo potrebbe ucciderli tutti se si tolgono quel dannato casco? ma dai…

1) Il top del top. Cosa fareste voi se una nave spaziale gigante stesse rotolando sul suolo travolgendo tutto e minacciando di schiacciarvi? Ma è ovvio! Continuereste a correre nella sua ombra nella speranza che… non so… una folata di vento la faccia deviare? Inciampi e cada di lato? In questa scena magistrale si vede la differenza tra una che si è laureata (l’archeologa) e una pezzente qualunque: la prima capisce che deve spostarsi di lato, la seconda invece evidentemente non riesce a concepire questo complesso pensiero… con prevedibili conseguenze.

 

[/SPOILER]

 

 

Insomma, come spesso accade ultimamente il problema di Prometheus sta tutto nella sceneggiatura. E ora, io non voglio essere cattivo, ma perché diavolo tra gli sceneggiatori di un film con Prometheus compare il nome di Lindelof? Siamo per caso votati al fallimento?
Se non sapete chi sia costui, vi comunico che si tratta di uno dei principali responsabili della trama (o della deriva) di Lost e, se anche questo nome non vi dice nulla, consideratevi fortunati, ma anche molto sfortunati…

Se invece non siete d’accordo con la mia valutazione negativa del finale di Lost: quella è la porta!

Si, dall’ultima recensione ho ristrutturato

 

In ogni caso non voglio dire che sia colpa di Lindelof se l’esperimento Prometheus è fallito (perché è fallito) ma conoscendo i suoi trascorsi, il dubbio permane.
Ma basta con quest recriminazioni. Questo non è un tribunale e io non sono certo qui per individuare un colpevole. Al di là delle colpe, quindi, che dire di questo film?
Come vi sarà ormai chiaro, il potenziale c’era, ma, purtroppo, non è stato sfruttato, causa una sceneggiatura confusionaria, inconcludente e, a tratti, illogica. Questi difetti tutt’altro che trascurabili fanno si che il film non sia altro che un bellissimo esercizio di arte fotografica, con tanta atmosfera, ma zero sostanza.
Un peccato davvero.
Come se non bastasse, sappiate che il film da solo non basta a spiegare tutto l’antefatto di Alien, lasciando più di una domanda senza risposta e, anzi, creandone di nuove.
Forse l’idea era quella di realizzare un sequel che tappi finalmente tutti i buchi, ma, se posso dire la mia, si tratta di un’idea che spero vivamente non si concretizzi.

 

 

 

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