Biting Its Own TALE #8 – Brave

Pubblicato: settembre 11, 2012 in Biting its own TALE
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Anno: 2012

Regista: Mark Andrews, Brenda Chapman ,Steve Purcell

Sceneggiatura: Mark Andrews, Steve Purcell, Brenda Chapman, Irene Mecchi

Genere: Animazione

Guarda il trailer

Certi film, più di altri, ti fanno capire che il lavoro del recensore cinematografico non funziona secondo parametri logici. Molti di voi probabilmente penseranno che il piacere che si prova nello scrivere una recensione sia direttamente proporzionale alla bellezza del film in questione…

No. Purtroppo non è così. Per illustravi il mio complesso pensiero ho deciso di fare ricorso ad un elaborato grafico illustrativo realizzato con le più moderne tecnologie: Paint.

Rappresentazione grafica della funzione Qualità/Piacere

Ebbene si, mentre vi rifacevate gli occhi con questo novello Botticelli, che fa bella mostra di sé sopra le mie sferzanti parole, vi sarete sicuramente resi conto del fatto che il vostro senso della realtà era totalmente sbagliato! Infatti, contrariamente a quanto pensavate, più un film è brutto più è piacevole, facile e soddisfacente recensirlo! Ahhhh, quel dolce insultare il penoso cast e l’indifendibile sceneggiatore, il sublime gusto che si prova nel distruggere una trama senza senso… tutti questi piaceri perversi sono negati al mefistofelico recensore che, ahimé, si trova alle prese con un film che è invece semplicemente bello o, orrore degli orrori, un capolavoro. A quel punto rimane solo la noia…

Si, i critici sono esseri malvagi

Il motivo che mi sta spingendo a divagare insensatamente in questo modo è quindi proprio questo: la noia. Sto cercando inutilmente di ritardare l’ineluttabile momento in cui dovrò venire a patti col mio senso del dovere verso di voi, i miei stimati lettori, e recensire questo Brave (Ribelle per noi italiani), ultima fatica di casa Pixar.

Fortunatamente, per me e per voi, mentre mi davo allo studio di funzioni ho pensato ad un modo per ritardare ancora l’inevitabile: raccontarvi la trama.

Dovete sapere che, in una generica terra dai nordici tratti, sorgeva, tanto tanto tempo fa, un fiorente regno governato da un irruento, ma saggio (più buono che saggio a dir la verità…) sovrano: tale Fergus. Fergus aveva una moglie Elinor e una giovane figlia dai capelli rossi: Merida.

Come forse avrete intuito dal trailer o dalla locandina, è proprio Merida la protagonista della nostra storia. La giovane principessa non vuole infatti sottostare alle regole ferree che sua madre le impone né ai doveri cui è stata destinata dal fato e, per questo, finirà con l’immischiarsi con forze che lei stessa non comprende pienamente e che metteranno a rischio tutto ciò che le è caro…

Lo sapevo… sono stato troppo sintetico… ora non mi resta nessuna via d’uscita.

Che dire di questo Brave quindi? Non molto che non possiate facilmente immaginare…

La realizzazione è ottima, la caratterizzazione dei personaggi è stellare, la sceneggiatura è ben pensata e coerente e, ovviamente, le risate si sprecano. Il film è indubbiamente adatto sia ai più piccoli che ai loro genitori ed è l’ideale per una festosa, ridente, mielosa, diabetica serata in famiglia… piena di amore, cuoricini rosa e nutella…

Die!

 

Scusate, dovevo controbilanciare tutti questi buoni sentimenti.

Ora prendete quello che ho scritto, cercate una locandina di un qualunque film Pixar e poi incollate sotto la recensione… ecco fatto! Siete diventati anche voi dei critici cinematografici (non che io lo sia eh, so che vi avevo tratto in inganno col mio forbito discorrere).

Insomma, facciamola breve. Andando a vedere questo film:

a) non uscirete delusi dalla sala;

b) farete la felicità dei vostri pargoli;

Tutto perfetto quindi?

No.
Si sa, noi avidi divoratori di celluloide siamo degli esseri spregevoli, delle sanguisughe, dei vampiri, che non sono mai sazi di ottime sceneggiature, dialoghi raffinati e personaggi accattivanti e, dato che la Pixar ci abituato troppo bene, adesso noi non ci accontentiamo più così facilmente…  Infatti non sono rimasto del tutto soddisfatto da questo piccolo capolavoro.

“Perché?” vi starete chiedendo. E’ presto detto: con tutta questa perizia tecnica, con tutta questa incredibile creatività, con questo gruppo di talentuosi artisti a disposizione, perché dobbiamo per forza limitarci sempre e solo a prodotti indirizzati principalmente ad un pubblico di bambini?
Direi che ormai è ovvio che i cartoni animati possono essere apprezzati anche da un pubblico adulto e, quindi, essere una fonte di guadagno anche trascurando il solito target. Perciò perché non provare per una volta a regalarci una storia più matura, dei personaggi più complessi e dei risvolti meno ovvi? E’ stato inevitabile, per me, uscendo dalla sala, pensare che tutto quanto mostrato sullo schermo sapeva un po’ di già visto. Certo i personaggi erano nuovi, le situazioni originali e il tutto era bilanciato in maniera perfetta: c’era un momento per la tristezza e uno per le battute divertenti e tutto nel pieno rispetto dei personaggi e della storia. Senza forzature.
Però… però sono cose che abbiamo già visto, la storia è bella, ma non osa, non si discosta dalla strada già battuta, non innova, non stupisce. Tutto è troppo ovvio, sa di vecchio.

Purtroppo sappiamo tutti che i canoni su cui si basano i film della Pixar non cambieranno mai finché la compagnia di Emeryville rimarrà sotto l’oscura egida della summa del male nel mondo moderno: la Disney. Una piaga, più che una multinazionale, capace di banalizzare e uniformare tutto e tutti al suo standard di mondo perfetto e utopico, pieno di topi parlanti e altre simili aberrazioni.

Better to reign in hell…

Va bene, forse sto esagerando, ma dovete ammettere che se anche un giorno la Pixar avesse intenzione di avventurarsi in un territorio sconosciuto, sarebbe estremamente difficile ottenere l’appoggio della casa madre per realizzare questo nobile proposito. Un vero peccato, perché, nonostante tutto, questi veri e propri geni dell’animazioni ci hanno dimostrato più e più volte di essere in grado di regalarci delle vere e proprie perle… e questo Brave, pur non raggiungendo a mio parere le inarrivabili vette di Wall-e, continua la tradizione, attestandosi sul livello dell’eccellenza.
Andate quindi a vederlo senza esitazione, ma anche senza aspettarvi nulla di nuovo o rivoluzionario: la ricetta è ottima, ma è qualcosa che avete già assaggiato in passato.

Bene e anche questa è fatta… ora vi segnalo qualche approfondimento. Se volete sapere come Walt Disney manipola le vostre menti e il destino del mondo sedendo a capo della setta degli Illuminati… seguite questo link. Se invece volete sapere la vera storia di questo genio e di come ha rivoluzionato il mondo dell’animazione e del cinema, potete trovare tutte le informazioni sulla sempiterna wikipedia.
E così mi sono messo l’animo in pace, non ho offeso la memoria di nessun defunto….

Ora non mi resta che augurarvi una buona serata e una buona visione e darvi appuntamento alla prossima recensione!


Anno: 2012

Regista: Simon West

Sceneggiatura: Richard Wenk, Sylvester Stallone, Ken Kaufman, David Agosto, Dave Callaham

Genere: Azione

Guarda il trailer

C’era una volta, un mondo pieno di violenza, di terribili criminali con piani assurdi per conquistare o distruggere il mondo, di spietate macchine omicide venute dal futuro, di trafficanti senza scrupoli. Un mondo dove vigeva la legge del più forte. In questo mondo tre uomini erano re e i loro nomi brillavano come stelle nel firmamento di hollywood: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis. I tre grandi più grandi del cinema d’azione, di tutti i tempi.

Il primo “I Mercenari” era riuscito a regalarci solo pochi secondi con questa Trinità al completo, ma già quel poco ci aveva fatto pregustare le potenzialità di questa riunione, per questo motivo non potevo che nutrire grandi aspettative per questo seguito. Queste aspettative sono state rispettate? Andiamo con ordine.

Se di questa breve introduzione non avete capito nulla i casi sono due: o non avete visto “I Mercenari”, primo capitolo di questa serie,  oppure non avete mai visto un film di uno dei tre suddetti attori.
Il primo è un peccato perdonabile senza problemi: non vi siete persi nulla. Il secondo assolutamente no: rimediate.

Ma cos’è quindi questo “I Mercernari 2”? Fondamentalmente, come il suo predecessore, non è altro che un pretesto per riunire sullo schermo il maggior numero di nomi celebri legati al cinema d’azione. Abbiamo quindi Jason Statham, Jet Li (anche se per poco questa volta), Dolph Lundgren, Jean-Claude Van Damme, una poco nota (almeno in occidente) Nan Yu, la Trinità di cui sopra e l’inevitabile Chuck Norris!

Chuck Norris può tagliare un coltello caldo con del burro.

La prima conseguenza della natura di questo film è che la trama poteva anche non esserci. La posso riassumere in quattro parole: il cattivo va ammazzato. Ecco, ora sapete tutta la storia del film. Chiedo scusa per avervela spoilerata.

La seconda conseguenza è che i personaggi non esistono, o meglio, c’è un solo personaggio: l’uomo duro macho figo con un passato turbolento e un cuore di pietra, ma tenero all’occorrenza. Fantastico!

Ma… va tutto bene! Diciamocelo, se siamo arrivati fino al cinema e abbiamo comprato il biglietto, se ci siamo seduti su quella poltrona davanti a quello schermo, siamo pienamente consapevoli di cosa stiamo andando a vedere e della trama o dei personaggi non ce ne frega niente. Siamo qui per vedere il maggior numero possibile di morti sbudellati, tritati da mitragliatrici, detonati da granate, schiacciati da prese letali, il tutto condito da commenti ridicoli e “da veri duri”.
Se avessimo voluto trama e personaggi ci saremmo rivolti a Shakespeare…

Essere o non essere? Non essere!

Per tutti questi motivi sorvolerò su recitazione, trama, sceneggiatura e tutte quelle cose a cui di solito do un sacco di importanza e creerò un nuovo insieme di parmaetri ad hoc per valutare questo film: lo spargimento di sangue, l’autocitazionismo e la tamarraggine.

Partiamo dallo spargimento di sangue. I mercenari 2 si attesta su buoni livelli da questo punto di vista. Il sangue scorre copioso e, anche se non siamo ai livelli di eccellenza di Rambo IV, non si esce di certo delusi dalla sala. Si nota però un certo buonismo diffuso che non mi sarei aspettato, per cui molte delle scene e delle uccisioni più cruente non vengono mostrate chiaramente. E’ possibile che si tratti di una scelta volta ad abbassare il target del film includendo anche le fasce più giovani, ma ciò non toglie che una scelta di questo tipo vada un po’ contro quella che è la filosofia fondante del film.
Ma non stiamo a sottilizzare su questi particolari e passiamo al secondo, ben più importante parametro: L’autocitazionismo.
Da questo punto siamo ai massimi livelli. Gli attori (perchè non si può proprio parlare di personaggi) citano continuamente sé stessi e i loro film più famosi. L’apice lo si raggiunge con l’ormai mitologico Chuck Norris, sul quale non vi dico nulla,… ma aspettatevi grandi cose! In più di un occasione il film riesce in questo  modo a strappare al pubblico una risata e, perché no? anche un applauso, quindi direi che da questo punto di vista il bersaglio sia stato centrato in pieno.

Giungiamo quindi al terzo e ultimo metro di valutazione: la tamaraggine. E qui ci sono le note dolenti. La tamarraggine c’è, ma ne volevamo decisamente di più. I Mercenari 2 non riesce da questo punto di vista a reggere il confronto con i colossi del passato (Last Action Hero, i vari Die Hard, Rambo, Commando, True Lies… si sono di parte, Schwarzenegger non ha rivali). Si, le frasi ad effetto ci sono, le scene al limite del ridicolo anche… ma non sono così tante quanto si vorrebbe e sono contornate da alcuni momenti poco significativi, riempiti da, orrore degli orrori, dialoghi! Dialoghi di non-personaggi che vorrebbero forse dirci qualcosa… non ce ne frega niente, avanti col prossimo morto ammazzato!

Insomma, per dirla tutta, questo film aveva delle grandi potenzialità, ma secondo me, non ha saputo sfruttarle a pieno. La Trinità c’è, ma non è presente quanto vorremmo e Stallone e Statham, che sono di fatto i protagonisti, non riescono da soli a reggere tutto il film, che purtroppo finisce per essere vittima di diversi momenti morti in cui l’interesse scema notevolmente, complice anche l’assenza di un qualunque spessore nella trama.
Nonostante questi difetti il film è abbastanza godibile e, sicuramente, se siete cresciuti a pane e terminator, non potrete rimanere indifferenti al ritorno sul grande schermo di questi grandi divinità del passato…

Se però non siete fan, evitate pure con tranquillità di andare al cinema e, soprattutto, non pensate nemmeno per un momento di portare con voi la vostra ragazza. Questo è un film per soli uomini dove il testosterone scorre a fiumi. Le donne non servono a niente!

Concludendo quindi, obiettivo raggiunto solo a metà per il nuovo film di Stallone. Peccato, perché poteva essere un grande omaggio agli idoli della nostra gioventù cinematografica. Ma io non perdo la speranza, del resto il primo i Mercenari faceva schifo, questo invece era decente e dato che Stallone sta già reclutando nuovi soldati per il terzo… beh, non ci resta che attendere!

Nel frattempo, vi lascio con un aneddoto su cui riflettere: sapevate che Chuck Norris non ha mai indossato occhiali nella sua vita? Se lui non può vedere qualcosa allora quella cosa non esiste!

Meditate gente, meditate…


Anno: 2012

Regista: Christopher Nolan

Sceneggiatura: Jonathan Nolan, Christopher Nolan, David S. Goyer, Bob Kane

Genere: Azione

Guarda il trailer

Attenzione: questa recensione presuppone che voi abbiate già visto il Cavaliere Oscuro. Se non l’avete fatto.. male! Molto male! Cospargetevi il capo di cenere e correte a procurarvene una copia, possibilmente comprandola, possibilmente in blue ray… non ve ne pentirete. E poi ovviamente tornate qui per leggere questa recensione del seguito del suddetto capolavoro.

Sbrigata la premessa, dedichiamoci ora al nuovo film di Christoper Nolan. Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno (titolo davvero orribile) riprende le fila della saga di Batman diversi anni dopo la conclusione del film precedente. Gotham è ormai una città sicura, Harvey Dent è un eroe conclamato e il nostro eroe mascherato è scomparso nel nulla dopo essersi preso la colpa della morte del procuratore Dent, per sventare il piano del (mai troppo compianto) Joker.

E che dire di Bruce Wyane? Il playboy miliardario alter-ego di Batman, interpretato ancora una volta da un ottimo Christian Bale, vive ormai una vita da recluso e sembra invecchiato di vent’anni, sotto il peso schiacciante dei suoi fallimenti passati, tra i quali risalta la morte della sua amica e unico amore: Rachel Dawes.

Già da subito, quindi, capiamo che questo non è solo l’ennesimo capitolo della saga, non si tratta di un semplice nuovo episodio della storia di Batman. No signori, questa è la fine, la conclusione e quindi ci si può aspettare di tutto.

Nella prima mezz’ora il film promette tantissimo, creando un’atmosfera abbastanza tesa e carica di attesa per il terribile confronto che sappiamo arriverà presto tra l’eroe mascherato e la sua nuova Nemesi: Bane (Tom Hardy).

Quest’ultimo è uno strano personaggio, caratterizzato nel film da un singolare doppiaggio che ancora non so se mi è piaciuto davvero oppure no. I fan della celebre e riuscitissima serie di cartoni animati di Batman trasmessa in italia, ricorderanno questo villain come un bruto scarsamente intelligente ma dotato di una forza sovraumana.

Niente di più sbagliato. Nolan infatti si rifà al Bane del fumetto e, per alcuni elementi, alla saga nota col nome di Knightfall (che vi consiglio di leggere, dopo che avrete visto il film), apportando poi al personaggio le inevitabili modifiche, necessarie per conferirgli la necessaria credibilità.

Ancora una volta infatti la parola chiave della personale interpretazione di Nolan del Cavaliere di Gotham è “realismo”. Bane non è quindi assuefatto ad una potente droga che ne aumenta a dismisura la forza, ma è semplicemente dotato di una inquietante maschera che lo aiuta a respirare e oltre a disporre di una forza notevole, come nel fumetto, è dotato anche di un fine intelletto che metterà a dura prova le capacità del Cavaliere Oscuro.

Non ha il carisma del Joker, ma ci possiamo accontentare

Nell’analizzare Bane, vero motore dell’intera vicenda, è inevitabile il confronto con il Joker del precedente capitolo, interpretato magistralmente da Heath Ledger. Qual’è quindi l’esito di questa sfida tra villain carismatici?
Come è facile immaginare il Joker rimane imbattuto. L’interpretazione di Hardy mi è piaciuta molto e anzi sono rimasto piacevolmente colpito da alcune scene, tuttavia Ledger non ha dalla sua parte solo le sue invidiabili capacità di attore, ma anche lo schiacciante carisma di un personaggio come quello del Joker, che più di ogni altro riesce ad incarnare l’antitesi di tutto ciò che è Batman con uno stile unico.

Se il cattivo, pur rimanendo superiore alla media, non è all’altezza del precedente, l’impianto narrativo è questa volta molto più ambizioso e di ampio respiro, ma prima di analizzarlo occorre parlare del terzo elemento che compone il tripode di personaggi su cui si regge tutta la trama del film: Anne Hataway, nel ruolo di Selina Kate AKA Catwoman.

Sinceramente non sono mai stato un gran fan del personaggio di catwoman e, da quando ho saputo che sarebbe comparsa nel film, non ho potuto trattenermi dal pensare che Nolan stesse cercando di inserire troppi elementi nel plot.
Il personaggio di Selina si inserisce invece molto bene negli ingranaggi della storia, complice anche una brillante, a mio parere, interpretazione della Hataway, che riesce a farci dimenticare sia la terribile (non tanto per colpa sua) Hale Berry, sia la giustamente blasonata Michelle Pfeiffer.

Alt! Prima che i fan della Pfeiffer mi mangino vivo, voglio precisare che questa è solo la mia opinione. Se la pensate diversamente o volete approfondire l’argomento “Anne vs. Michelle” vi rimando questa pagina (purtroppo in inglese).

Fanno da contorno ai tre personaggi principali i soliti Comissario Gordon (Gary Oldman), Lucius Fox (Morgan Freeman), Alfred (Michael Caine) e Jonathan Crane AKA Spaventapasseri (Cillian Murphy) , tutti perfettamente calati nei loro ruoli, a cui si affiancano due nuovi arrivati Miranda Tate (Marion Cotillard) e John Blake (Joseph Gordon-Levitt), sui quali è meglio non dire nulla per evitare spoiler, ma che comunque si attestano sullo stesso livello del resto del cast.

Il cast

Esaminato nel dettaglio il cast, passiamo all’impianto tecnico. Non c’è bisogno che lo dica ma anche qui ci attestiamo su livelli eccellenti. La fotografia è magnifica, gli effetti speciali sono ottimi e spettacolari senza scadere nell’esagerazione (cosa che avrebbe potuto intaccare il realismo). Il film risulta in grado di regalarci diverse scene memorabili, girate in modo magistrale (tra tutte cito su tutte l’attuarsi del piano di Bane).

Vediamo quindi di tirare le somme: cast stellare, ottime interpretazioni, grande fotografia, storia coinvolgente ed epica, capitolo finale di una saga… siamo davanti al film perfetto si direbbe…

E invece purtroppo no. Il film è molto bello e merita sicuramente la visione (e l’acquisto quando uscirà in home video), ma purtroppo il suo predecessore è su un altro livello.
Il più grosso difetto, a mio parere, di questo the Dark Knight Rises (concedetemi di non usare il titolo italiano) è proprio la sua ambiziosità. La trama, pur non essendo troppo complicata, né difficile da seguire, copre un arco di tempo molto lungo in cui si verificando avvenimenti di ampia portata che hanno un impatto davvero profondo su Gotham e sulla vita dei suoi abitanti.
Per questo motivo capita a volte di sentirsi scombussolati e l’evoluzione dei personaggi (soprattutto per quanto riguarda catwoman) avviene un po’ “a salti”, invece che gradualmente.

In altri casi invece, e qui cito come esempio Alfred e Blake, le scelte che compiono i personaggi sembrano derivare più da esigenze di sceneggiatura, che da loro reali motivazioni. Forse disponendo di più tempo per far respirare e vivere i protagonisti della storia, queste sbavature si sarebbero potute evitare.

Sono questi errori e l’assenza di un cattivo al livello del Joker ad impedire al film di essere il più bello della serie. The Dark Knight Rises è forse uno dei più riusciti film di Batman che siano mai stati fatti, ma lo scettro della miglior rappresentazione del Cavaliere Oscuro sul grande schermo rimane saldamente in pugno al suo indimenticabile predecessore.

E con questo ho detto tutto, passo e chiudo prima che qualcuno nomini Jack Nicholson…


 

Regista: Jaume Balagueró

Sceneggiatura: Alberto Marini

Genere: Thriller

Guarda il trailer

 

Bed Time è uno di quei film che non piacciono a molte persone per un motivo: il trailer. Mentre ero in sala ho avuto la netta sensazione che un buon 50% degli spettatori fossero entrati pensando di vedere uno slasher movie … niente di più sbagliato! Bed Time è un thriller, è vero, ma il tipo di tensione che crea è molto diverso da quello derivante da un pazzo con un coltello in mano che insegue donne in abiti succinti. La tensione che si respira nel condominio in cui è ambientato il film è molto più sottile ed inquietante.
Per ricreare questa particolare atmosfera il film prende spunto da una semplice considerazione: la vita di tutti noi è costellata di persone che non conosciamo, ma con cui abbiamo a che fare giornalmente: giornalai, baristi, addetti alle pulizie e, per chi vive in un condominio, anche custodi. Persone di cui ci fidiamo in una certa misura, persone a cui affidiamo una parte della nostra vita e che spesso dispongono di molte informazioni su di noi, pu essendo persone di cui, di fatto, non sappiamo nulla.

Il nostro protagonista, Cesar, è una di queste persone, un custode per l’appunto. Benvoluto e apprezzato da tutti i condomini, che gli affidano le chiavi delle loro case, gli chiedono di dare da mangiare ai propri animali domestici o di svolgere altri piccoli favori… senza però sapere realmente nulla di lui. Chi è Cesar? Da dove viene? Chi è sua madre e dove si trova? Cosa vuole? Quale oscuro segreto nasconde? Perchè Cesar non è il custode gentile, affidabile e professionalmente distaccato che tutti vedono. No. Cesar è un uomo infelice, anzi, un uomo che non può essere felice, che non lo è mai stato e che è fermamente convinto del fatto che non lo sarà mai. Di fronte a questa tetra prospettiva Cesar ha due scelte: uccidersi oppure distruggere la felicità degli altri. Non credo ci sia bisogno che vi dica quali delle due strade sceglierà…

Luis Tosar  è efficace nel ruolo di Cesar, riuscendo ad alternare senza soluzione di continuità una facciata amichevole, il freddo calcolo, la folle rabbia e la patetica paura di un personaggio complesso come è il protagonista di questo film. La riuscita del film verte tutta su questo fatto: sulla credibilità del suo protagonista. Il folle custode interpretato da Tosar risulta credibile e conferisce credibilità anche al suo assurdo piano, un piano probabilmente irrealizzabile, ma comunque terrificante nella sua lucidità. Il personaggio di Tosar regge da solo tutto il film, ricreando un atmosfera opprimente e carica di attesa, che, in alcuni momenti, mi ha fatto desiderare di essere da un’altra parte, invece che in sala. Obiettivo centrato in pieno, quindi, da questo punto di vista.

Se un difetto si può imputare al lavoro svolto da sceneggiatore e regista, è che spesso la tensione deriva dalle situazioni di estremo pericolo e/o imbarazzo in cui si viene a trovare Cesar, piuttosto che dalla sorte delle sue vittime. Si tratta di un difetto non trascurabile, ma inevitabile per l’impostazione che è stata data al film. Cesar è infatti la voce narrante e l’assoluto protagonista della storia. La telecamera ne segue costantemente le azioni, documenta minuziosamente la sua vita, giorno per giorno, svelandoci tutto ciò che i condomini non sono in grado di vedere e rendendo ancora più evidente, per noi, la dilaniante doppiezza del personaggio. Ed è proprio questa doppiezza, più che una sensazione di pericolo imminente a creare la tensione di cui vive un film come questo.

Anche il resto del cast svolge un lavoro egregio, conferendo un minimo (minimo, badate bene) di spessore ai personaggi di contorno, che non vengono comunque approfonditi in modo particolare. Non si tratta in realtà di un difetto: il tempo del film è limitato ed è corretto che l’attenzione si concentri sul protagonista assoluto della storia, che è anche il principale motore degli eventi che si susseguono sullo schermo.

Da quanto detto finora avrete già capito che ritengo Bed Time un buon prodotto, che non piacerà sicuramente a chi andrà a vederlo spinto da ciò che viene presentato nel trailer, ma che potrebbe soddisfare chi è alla ricerca di un qualcosa di un po’ più  complesso e, perché no, anche un po’ meno commerciale se vogliamo. Va però detto che non ci troviamo di fronte ad un film rivoluzionario, e forse questo è il maggior limite di questa pellicola. C’è una frase che ripeto ormai spessissimo quando esco dalla sala “se solo avessero osato di più!”, e per ceti versi, soprattutto a livello di sceneggiatura, e’ vera anche in questo caso. Se solo avessero osato più, forse questo film avrebbe potuto davvero lasciare il segno, ma così non è stato. Bed Time segue spesso schemi consolidati e risulta abbastanza prevedibile nello sviluppo della storia. Pur risultando capace di mantenere alti l’interesse e l’attenzione, quindi, il film non offre allo spettatore nulla di davvero nuovo e finisce per essere semplicemente l’ennesimo “buon thriller”, in grado di far passare una serata piacevole (si fa per dire ovviamente..), ma niente di più.

Se non cercate un clone di scream ve lo consgilio quindi, ma non non aspettatevi un nuovo Seven o qualcosa del genere, rimarreste delusi.

 

 

Biting Back

Pubblicato: agosto 19, 2012 in Blog updates

Ebbene si, signori e signore, il sito sta per rinascere… forse… ci provo, mettiamola così 😀


 

Se questa immagine ha colpito la vostra immaginazione e volete saperne di più un ottimo posto da cui cominciare è questo.

Un ringraziamento a Davide per avermi segnalato l’immagine.

AMV of the week #7

Pubblicato: dicembre 5, 2010 in AMV of the week

Questa settimana vi propongo un vero capolavoro. Putroppo necessità di una discreta conoscenza dell’inglese per essere apprezzato a pieno. Mi raccomando, non guardatelo in ufficio… le vostre risate potrebbero attirare attenzioni indesiderate.

Titolo: Greed vs. Envy

Autore: Evil Plushie

Anime: Full Metal Alchemist

Canzone: Annie Get Your Gun – Anything You Can Do

 

 

Per scaricare il video con una qualità migliore cliccate qui (E’ necessario registrarsi al sito).

 

Aggiornamento dell’ultimo minuto. Per rendervi il tutto più comprensibile vi aggiungo un link al testo della canzone. Tenete però presente che è leggermente diverso dalla versione di questo video. Trovate il testo qui.