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Il nostro eroe

Finalmente ho trovato un po’ di tempo per aggiornare il blog e scrivere un resoconto della nostra annuale visita al Lucca Comics & Games!

Finito di lavorare alle 16 di venerdì 29 Ottobre e dopo una breve capatina in palestra, sono partito con la solita combriccola alla volta della “capitale del fumetto”, giungedo a destinazione dopo un viaggio tutto sommato breve allietato dalle note dell’ormai classica Lucca Compilation, colonna sonora dell’evento che ogni anno viene composta da Simo seguendo i consigli e le richieste di tutto il gruppo. Ad ospitarci quest’anno, come anche l’anno scorso, è stato… un posto misterioso fuori lucca, che mi è stato proibito di rivelare in questa sede per evitare che l’anno prossimo non ci sia più posto… -.-‘

Dopo una nottata in cui abbiamo epurato le nostre dimore da strane creature insettiformi ci siamo recati quindi recati a Lucca, cercando di fare il più presto possibile, ma fallendo miseramente e arrivando circa alle 10.

La nostra permanenza a Lucca, quest’anno, si è protratta per 3 giorni durante i quali abbiamo principalmente girato all’interno del padiglione Games alla disperata ricerca di un gioco che ci piacesse.

Partiamo quindi senza indugio con le recensioni dei giochi. Nell’ordine abbiamo provato:

Costantinopolis:

Costantinopolis è un gioco strategico in cui i giocatori hanno l’obiettivo di divenire i mercanti più ricchi della città. Per raggiungere questo risultato i giocatori possono seguire strade differenti. Ogni turno i giocatori ricevono delle risorse con le quali è possibile costruire edifici, commerciare tramite l’ausili di navi o ottenere soldi vendendole al mercato. Per quanto riguarda quets’ultima possibilità bisogna inoltre tenere d’occhio le variazioni del mercato; di turno in turno, infatti, il prezzo di una merce può variare sensibilmente.

Il gioco è interessante e divertente, ma forse risente un po’ troppo della casualità dei contratti tramite i quali è possibile scambiare le risorse con denaro e punti vittoria. Una partita sola non è però stata sufficiente ad esprimere un giudizio su questo aspetto.

Il tabellone e i pezzi del gioco erano molto belli, ma ciò era dovuto principalmente al fatto che la versione utilizzata per le demo era realizzata interamente a mano.

Voto: 7


Dakota:

Un gioco che vede i diversi giocatori rivestire alternativamente i panni degli indiani o dei conquistatori d’oltreoceano in una sfida in cui nemmeno gli appartenenti alla stessa fazione possono considerarsi alleati. Lo scopo del gioco è fondamentalmente quello di raccogliere risorse posizionando ad ogni turno un numero limitato di pedine che hanno anche lo scopo di impedire agli altri giocatori di ottenere a loro volta altre risorse.  Le risorse così accumulate vengono poi impiegate per acquistare totem o edifici che conferiscono svariati bonus o permettono di ottenere i punti necessari per vincere. Il tutto è complicato dal fatto che le due fazioni non necessitano delle stesse risorse e che si possono ostacolare pedine degli indiani solo con pedine dei conquistatori (e viceversa). Il gioco dispone inoltre di un sistema per bilanciare le partite in cui una fazione sia più numerosa dell’altra, ma devo dire che non sono totalmente convinto della sua efficacia.

A parte questa perplessità a me il gioco è piaciuto abbastanza, ma forse solo perchè, complice la nostra scarsa comprensione delle regole, ho stravinto 🙂

Voto: 7


Cadwallon: la città dei ladri

 

Il gioco è basato sull’universo di Confrontation, celebre gioco di miniature della Rackham… celebre per la sua sbilanciatezza estrema, per la bruttezza del suo regolamento, ma anche per la bellezza delle sue miniature… finchè la Rackham non ha deciso di buttare tutto alle ortiche e produrre miniaturacce di plastica rilasciando al contempo un regolamento ancora più ridicolo del precedente e avviandosi così sulla strada del suicidio commerciale.

Tornando al gioco, viste le premesse ovviamente ero abbastanza prevenuto, ma l’idea sembrava buona: una parte di un città fantasy (Cadwallon appunto) viene rappresentata da un tabellone su cui i giocatori possono muovere alcune pedine ognuna delle quali rappresenta uno specifico ladro dotato di diverse abilità uniche. All’inizio di ogni aprtita viene scelto uno scenario, che determina le regole speciali, gli obiettivi e gli ostacoli con cui i giocatori dovranno confrontarsi. Il gioco è ovviamente competitivo e prevede che i giocatori possano combattere l’uno con l’altro e/po contro le guardi cittadine, rubarsi i tesori a vicenda e, in generale ostacolarsi in ogni modo.

Sulla carta l’idea sembra interessante, ma all’atto pratico le partite ci sono sembrate caotiche, abbastanza prive di strategia e monotone. Pollice verso quindi, nonostante l’oggettistica presente nella scatola sia di pregevole fattura.

Voto: 4


Pandemia:

Pandemia è un gioco coperativo che pone i giocatori di fronte ad una serie di epidemie che minacciano di annientare la popolazione del pianeta. Il gioco prevede 4 giocatori, ma è fondamentalmente possibile giocare anche con un numero maggiore di persone, in quanto buona parte del gioco consiste nel discutere con gli altri per determinare il corso d’azione migliore da seguire. All’inizio di ogni partita, ciascun giocatore sceglie un particolare personaggio che riveste un ruolo specifico nella lotta alle epidemie. Ad esempio il medico è molto abile nel curare le zone infette. mentre il ricercatore è in grado di scoprire più facilmente la cura per una determinata malattia.

Il gioco è sostanzialmente una corsa contro il tempo il cui obiettivo ultimo è quello dis coprire il vaccino per ciascuna delle 4 malattie che imperversano nel mondo, prima che queste diventino incontrollabili.

Il sistema di gioco riesce a riprodurre molto bene la diffusione delle malattie e le difficoltà nel contenerle rendendo ogni partita (soprattutto al più alto dei 3 livelli di difficoltà disponibili) molto impegnativa e, a volte, addirittura impossibile da vincere.

Questo, che in alcuni casi può essere considerato un difetto del sistema di gioco, risulta essere anche uno dei maggiori stimoli a fare un’altra partita.

In conclusione quindi Pandemia mi è piaciuto molto (infatti l’ho comprato). E’ un gioco divertente, che spinge tutti a collaborare ed è molto impegnativo (ancora non siamo riusciti a vincere una volta -.- ). Il suoi unico difetto è forse l’eccessiva casualità di alcune partite, che vi porterà a perdere a prescindere da come avrete giocato.

Voto: 9


Olympus:

Trattasi di un gioco gestinale in cui ogni giocatore controlla un certo numero di sacerdoti dell’antica grecia. Scopo del gioco è sempre quello di accumulare il maggior numero di punti vittoria prima dell’ultimo turno.

Per fare ciò ogni turno i giocatori sono chiamati a scegliere alcune divinità da adorare, ottenendo in questo modo alcuni vantaggi: risorse addizionali, eserciti più grandi, la possibilità di fare guerra ai nemici, di tormentarli con la peste o di difendersi dalla peste stessa. L’idea di abse del gioco è abbastanza semplice ma il numero elevato di divinità, i diversi vantaggi ottenibili e il gran numero di strutture (rappresentate da carte) che è possibile costruire permettono di adottare una serie di strategie estremamente diversificate tra di loro, ma comunque capaci di condurre alla vittoria.

Il gioco è ben fatto ed molto interessante, forse non proprio originale, ma comunque meritevole di essere acquistato.

Voto: 8


Chiuso il capitolo giochi possiamo parlre del resto della fiera. Innazitutto mi scuso per la qualità delle foto che trovate in questo articolo, ma è difficile trovare personale efficente di questi tempi… 😛

Parto subito criticando l’orribile organizzazione di quest’anno (non che gli anni scorsi fosse migliore), che il secondo giorno (domenica) ci ha costretto a fare una coda infinita sotto la pioggia per più di un’ora pur avendo pre-acquistato i biglietti online! Come se l’idea di far fare una coda a chi ha già comprato i biglietti (pagandoli di più) non bastasse, gli organizzatori hanno anche pensato di mettere nello stesso posto anche le biglietterie per chi non aveva pre-acquistato il biglietto! Risultato? Due file congestionate con gente che non sapeva dove andare e si incodava nella fila sbagliata, gente che passava davanti e poi si incavolava se avevi da ridire, gente che andava a formare una seconda coda che si innestava a metà della prima e, a condire il tutto, fango, fango, fango e pioggia. Fantastico!

Un paio di consigli per gli organizzatori il prossimo anno:

  1. Cambiate lavoro.
  2. Mettete le file per i biglietti e per i braccialetti in due posti diversi!
  3. Basta con sti braccialetti!

P.S. un grosso ringraziamento all’idiota che mi è passato di fianco correndo in mezzo al fango. Spero che sia scivolato e sia stato inghiottito dalla palude che c’era davanti all’ingresso.

Superato questo inferno però la fiera è stata interessante come tutti gli anni, anche se l’area dedicata ai videogiochi sta diventando sempre più grande e minaccia ormai di inglobare una buona metà del padiglione più interessante (quello dei games).

Una tirata di orecchie la devo dare anche alla Blizzard e al suo stand, nel quale era impossibile iscriversi al torneo di Starcraft 2 a meno di arrivare per le 8 di mattina.. accettare iscrizioni per i giorni successivi avrebbe aiutato. Pazienza, in ogni caso vista l’abilità dei partecipanti la mia lega di platino non mi avrebbe portato lontano 😛

Anche quest’anno il Palazzo Ducale ha ospitato una serie di mostre in occasione dell’evento. In particolare ho molto apprezzato la mostra di Max Frezzato, sicuramente la più meritevole insieme a quella di Dinotopia.

La balena di Pinocchio. Di Max Frezzato

 

Pinocchio di Max Frezzato

 

 

Dinotopia

 

Trascurabili come al solito gli stand dedicati esclusivamente ai fumetti, utili per lo più per recuperare qualche nuova uscita interessante come il blue ray di Evangelion 2.0.

Per concludere, l’ultimo giorno abbiamo visitato rapidamente il Japan Palace dove abbiamo potuto ammirare una marea di modellini dei più famosi personaggi degli anime. Molto ben fatti e anche molto costosi!

Quanta nostalgia i robottoni di una volta!

Unico rimpianto della nostra trasferta Lucchese: esserci persi l’anteprima di Scott Pilgrim vs. the world!! Ma non temete, settimana scorsa ho rimediato andando a vederlo… aspettatevi a breve la recensione!

Concludo con foto varie ed eventuali!

Hell-kitty!

Un cosplay riuscitissimo di... non so che cosa. Notare quella specie di fochina in basso a sinistra.

Come mantenere lo spirito originale in un modellino

E per finire…

Squirtle!!!

Non preoccupatevi se non la capite… in quel caso non era per voi 😀

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Sono questi i momenti che ti fanno capire che in realtà la vita ha un senso e uno scopo precisi, anche se a volte ci sembra di procedere al buio, in bilico su un precipizio e di accumulare solo fallimenti. Non è così, nell’oscurtià risplende una luce!

Finalmente sono riuscito a vincere a Pandemic 2! 😀

Ecco qui la prova della mia impresa: il mio trofeo!

Prendi questo Madagascar!

 

Per chi non lo sapesse, Pandemic 2 (e il suo prequel) sono dei giochi realizzati in flash, in cui il giocatore ha l’obiettivo di infettare tutto il mondo con una malattia di sua creazione allo scopo di sterminare l’intera umanità. Il gioco permette di scegliere il vettore della malattia (virus, batterio o parassita) e di acquistare con dei particolari “punti evoluzione” sintomi, resistenze alle condizioni ambientali o ai farmaci e metodi di trasmissione differenti. La difficoltà del gioco è data dal fatto che le nazioni si accorgono facilmente del diffondersi della malattia letale (in particolare se la malattia esibisce troppi sintomi) e iniziano a prendere contromisure come distribuire mascherine, sterminare gli insetti e chiudere porti e aeroporti, arrestando di fatto completamente la diffusione del morbo e rendendo impossibile la vittoria. Il gioco è in effetti talmente difficile (almeno a livello “realistico”) da aver dato origine ad un meme riguardante il presidente del madagascar e la facilità con cui quest’ultimo chiude i confini del suo stato.

La vostra nemesi è lui!


Ormai mi sono abituato all’idea che qualunque cosa (videogiochi, fumetti, libri, vecchi film, vecchi cartoni animati, nuovi cartoni animati e anche nuovi film!) prima o poi verrà traposta in un film. Basta aspettare. Per questo motivo non mi sono stupito quando, ormai un paio di anni fa, ho sentito parlare per la prima volta del film di Priest.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, trattasi di un manhwa (un fumetto Coreano) che narra la lotte di Ivan Isaac, un prete per l’appunto, contro un gruppo di angeli ripudiati da dio, sullo sfondo del selvaggio west. La trama, che potrebbe sembrare banale a prima vista, è in realtà piuttosto articolata e costellata di personaggi interessanti che si trovano, volenti o nolenti, coinvolti nella sanguinosa crociata di Isaac.
Ma non è solo la trama a far risaltare quest’opera e nemmeno le numerose e azzeccate scene d’azione, quanto piuttosto lo stile estremamente particolare del disegno, caratterizzato da tratti forti e duri, da linee spesse e angoli evidenti che danno ai personaggi un che squadrato e rigido, conferendo alle pagine del fumetto un grande impatto visivo.
Le immagini che potete trovare in questo articolo vi daranno sicuramente un’idea più precisa di ciò di cui sto parlando.
Purtroppo al momento il destino di questo manhwa è incerto, la sua pubblicazione pare essere stata sospesa e, quindi, l’unica speranza per i fan (tra i quali figura ovviamente il sottoscritto) di vedere la conclusione della storia è riposta nella trasposizione cinematografica…

Dopo una serie di peripezie che hanno visto nientepopodimenoche Sam Raimi e Gerald Butler abbandonare il set del film, nel 2009 è finalmente giunta la notizia che le riprese del film erano rincominciate sotto la direzione di Scott Steward, con una sceneggiatura scritta da Cory Goodman. Attore protagonista: Paul Bettany.
Imprimetevi il nome Cory Goodman a fuoco nella mente perchè, a dispetto del suo fuorviante cognome,  quest’uomo… è un criminale!
Pensate che stia esagerando? Bene, rileggete il breve riassunto che ho fatto della trama, tenete a mente i 2 elementi principali che tutti i fan della serie hanno imparato ad apprezzare, ovvero:

  1. Angeli
  2. Selvaggio West

e ora guardate il trailer del film:

Probabilmente ora starete pensando che devo aver sbagliato filmato, ma, purtroppo, non è affatto così. Questa cosa indecente, questo ennesimo film sui vampiri (ne sentivamo la mancanza in effetti…), questa solenne schifezza che ci propone il solito personaggio, con il solito plot, la solita ambientazione e i soliti cattivi è davvero la trasposizione di Priest.

Ma prima di imbracciare le torce e i forconi e andare a trovare Goodman cerchiamo di capire se le sue scelte sono state motivate e, quindi, se apportano effettivamente delle migliorie a quanto già c’era di buono nell’opera originale.

Fumetto

Vs.

Film

  • L’ambientazione: dal far west siamo passati ad un mondo apocalittico semidevastato. Non mi viene in mente un film famoso con caratteristiche horror che sia ambientato nel selvaggio west, ma ne posso citare un centinaio che sono ambientati in un mondo post-apocalittico (Resident Evil 3 per dirne uno). Se mi chiedete quale delle due ambientazioni trovi più evocativa, interessante e originale non ho dubbi nel dire  il selvaggio west e, sebbene il mondo ideato da Goodman mantenga dei tratti in comune con il Wild West, trovo che questo cambiamento sia totalmente immotivato. 1 – 0 per l’originale quindi.
  • Il protagonista: Ivan Isaac è originariamente un prete qualunque che si trova suo malgrado coinvolto in una lotta che va avanti da secoli tra gli angeli e l’umanità. Morto e risorto grazie ad una sorta di possessione demoniaca, egli scatena la sua sete di vendetta contro gli angeli responsabili della morte della donna che amava. Ivan è un personaggio complesso ancora prima di divenire uno strumento di vendetta sovrannaturale e, successivamente, è tormentato dal passato e dal suo ostinato desiderio di non abbandonarsi del tutto alla possessione demoniaca, per compiere la vendetta con le sue sole forze.
    Ivan nel film, non si chiama Ivan, ma Priest (ti chiami Prete e fai il Prete… quando si dice la vocazione) ed è invece un prete guerriero che va contro la legge della sua città-fortezza per salvare sua nipote rapita dai vampiri. Durante il suo viaggio viene aiutato da uno sceriffo e da… non so se ce la faccio a dirlo… Priestess, una “preta” ovviamente… /facepalm. 2 – 0. (nota: io spero vivamente che Priest e Priestess siano solo nomi temporanei…)
  • I nemici: un gruppo di angeli, ognuno unico nell’aspetto, nei poteri, nel carattere e nelle motivazioni, guidati da una specie di Darth Vader più cattivo vincono contro dei vampiri mutanti tutti i giorni della settimana. 3 – 0.
  • La trama: per quanto il tema della vendetta non sia propriamente originale è SICURAMENTE meglio del tema del rapimento. Il rapimento ci aveva già stufato ai tempi di Double Dragon e non lo posso accettare a meno che mi tirino fuori qualcosa come questo. A parte la storia di Ivan, non conosco nel dettaglio le motivazioni dei vampiri né il loro obiettivo, ma sono disposto a tagliarmi un braccio se si riveleranno migliori o più interessanti di quelle degli angeli.
    4 – 0
    .

Punteggio finale: 4 – 0

Ora io mi chiedo… perchè? Perchè? Perchè buttare via un plot già pronto, un plot interessante, riuscito, con molti personaggi e un gran potenziale; un plot da cui si poteva anche pensare di tirar fuori una serie di film anziché uno? Perchè stuprare un’opera tutto sommato originale per tirar fuori l’essenza della banalità fatta film?

Io posso capire che uno sceneggiatore decida di fare delle modifiche alla trama, ai personaggi e all’ambientazione per venire in contro alle esigenze del formato filmico, ma questo non giustifica uno stupro di queste proporzioni che ha poi come risultato un totale appiattimento e una completa banalizzazione dell’originale. Se vuoi fare uno schifo di film sui vampiri fallo e basta, non andare a prendere una cosa totalmente diversa, che si meriterebbe una trasposizione fatta come si deve, per poi costruirci su il tuo clone di Resident Evil 3!

Per questo il mio verdetto non può che essere uno e uno soltanto:

brucia Cory Goodman, brucia!!!

 

Nell'immagine: Cory Goodman.


Ieri, su segnalazione di un mio amico, ho letto una notizia riguardo una dichiarazione fatta da Gene Simmons, bassista dei Kiss, al Mipcom di Cannes.

Gene Simmons

Parlando del download illegale di musica “il Demone” si è così espresso: “L’industria discografica non ha avuto le palle per fare causa a ogni giovincello con la faccia piena di brufoli che da suo college scaricava la musica senza pagare nulla. A me non importa quanti anni abbia chi scarica la mia musica, qualsiasi download illegale delle mie canzoni non sarà tollerato” esortando poi le compagnie discografiche con queste parole: “Siate litigiosi, fate causa a tutti. Prendetegli la casa, la macchina, dategli addosso senza tregua. Non lasciate che nessuno scavalchi la linea”.

Io sono fondamentalmente d’accordo con il signor Simmons sul fatto che lo scaricare musica (o altro materiale) illegalmente sia indubbiamente un costume immorale dei nostri tempi, ma credo anche che ogni cosa vada vista nella giusta prospettiva.

In particolare la mia prospettiva in questo momento trova difficile non concentrarsi sul figlio della celebre rock star: Nicholas Adam Tweed Simmons all’anagrafe, Nick per gli amici. Il talentuoso ventiduenne ha trovato il tempo, tra i suoi vari impegni televisi, di dedicarsi alla realizzazione e alla pubblicazione di un fumetto, anzi di un vero e proprio manga americano di nome Incarnate.

L’opera pare sia stata valutata positivamente dalla Radical Comics che ha dato il via alla sua pubblicazione nell’Agosto del 2009, riscuotendo anche un discreto successo presso gli acquirenti in America. In effetti il lavoro di Nick ha avuto tanto successo da attirare anche alcuni fan di altri manga tra i quali figuravano anche parecchi fan di Bleach.

Proprio questi ultimi sono stati “molto felici” di scoprire che anche Nick Simmons condivideva la loro grande ammirazione per il manga di Noriaki Kubo e che ne aveva tratto “alcuni spunti” per il suo fumetto…

ATTENZIONE: dare il giusto peso alle virgolette è di fondamentale importanza per comprendere il senso della frase precedente.

In seguito alle infervorate proteste dei seguaci di Kubo la Radical Comics ha ben pensato di sospendere la pubblicazione di Icarnate a tempo in(de)finito e il nostro giovane talento, Nick, ha deciso di giustificarsi con questo comunicato:

“Come la maggior parte degli artisti traggo ispirazione dalle opere che ammiro. Ci sono alcune somiglianze tra la mia opera e quella di altri. Queste somiglianze sono da intendersi come un omaggio ad artisti che rispetto e voglio assolutamente chiedere scusa a qualunque fan di Manga o collega illustratore che ritenga che mi sia spinto troppo oltre. Le mie ispirazioni riflettono il fatto che esiste un linguaggio fondamentale comune a tutti i manga. Questà è la natura del mezzo.

Sono un fan di Bleach e di altri Manga. E sono certamente dispiaciuto se qualcuno si è sentito offeso o si è arrabbiato per quelle che precepisce come somiglianze tra il mio lavoro e quello di artisti che ammiro e che mi ispirano.”

Riporto un immagine di Bleach e Incarnate a confronto per far capire anche a voi cosa Nick intenda quando dice “percepisce come somiglianze”.

Incarnate

Bleach

Le due immagini sovrapposte. "Percepite somiglianze" ??

Direi che in questo caso le immagini parlano da sole.

Prima che qualcuno mi dica che guardo il dito (o il figlio del dito) e non ciò che il dito indica, voglio precisare che non ho intenzione di biasimare il padre per i peccati del figlio, né di colpevolizzare eccessivamente il giovane Nick per l’errore grossolano che ha fatto (era impossibile sperare di passarla liscia). Quello che mi chiedevo è se alla luce di quanto è successo il signor Simmons ritenga di voler dare il buon esempio omaggiando il signor Kubo della sua macchina e della sua casa…

 

Gene Simmons. La lingua più lunga del rock.

 

Per un approfondimento:

Nicholas Adam Tweed Simmons

Settimana scorsa, leggendo il corriere, sono incappato in un articolo su un argomento molto interessante, ma anche abbastanza spinoso. Ho quindi deciso di prendermi il mio tempo e di documentarmi un minimo prima di parlarne sul mio blog.

L’articolo in questione parlava della lezione tenuta presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo dal professor Claudio Moffa, dal titolo alquanto esplicito: “Il tema-tabù del mondo accademico, la questione della ‘Shoah’, della difesa del suo dogma da parte della Inquisizione del III millennio, e del suo uso politico nel complesso contesto della ‘guerra infinita del Vicino Oriente”. Che dire? Più diretti di così non si poteva essere.

 

Il professor Claudio Moffa durante la lezione incriminata.

 

L’argomento della lezione era quindi quello delle correnti Negazioniste ovvero quelle correnti di pensiero storico che hanno una visione diametralmente opposta dell’Olocausto rispetto a quella proposta dai libri di testo, che siamo abituati a vedere tra i banchi di scuola. Nello specifico, con “diametralmente opposta” intendo dire che i negazionisti sostengono che il fatto non sussiste, ovvero che non c’è stato nessun olocausto, nessun sistematico sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti o che, quantomento, il fenomeno ha avuto dimensioni molto più ridotte di quanto comunemente si creda o si voglia far credere.

Dico “si voglia far credere” perchè una sottocorrente del negazionismo, sottocorrente di cui Moffa è un esponente, teorizza anche che l’olocausto stesso sia stato inscenato o quantomeno ingigantito dallo stato di Israele per creare  nei suoi confronti un clima di condiscendenza, che spingesse l’opinione pubblica a chiudere un’occhio su qualunque nefandezza questi potesse perpetrare.

Immagino che, a questo punto, molti di voi saranno stupiti, allibiti e disgustati da quanto state leggendo. Vi riporto alcuni commenti che ho letto in giro per la rete riguardo a questa notizia e alle teorie del professor Moffa e di altri illustri negazionisti; ditemi se corrispondono a quanto state pensando.

  • I negazionisti come Claudio Moffa, professore ordinario a Teramo, mi indignano. E mi fanno schifo tanto i fasci come i rosso-bruni che lo difendono.
  • Le parole pronunciate sono inaccettabili, offendono profondamente la memoria degli ebrei morti nelle camere a gas. Non è possibile che nelle università italiane insegnino professori che seminano odio.
  • Che Claudio Moffa si possa fregiare del titolo di professore è già di per sè un controsenso, ma che poi possa esprimere le sue deliranti teorie sulla Shoah in un’università è davvero indegno. Rivendico sempre la libertà di pensiero anche quando questo mi disgusta come nel caso di Moffa, e infatti non contesto che egli possa pensare che la Shoah, lo sterminio degli ebrei, sia un falso storico. E non contesto nemmeno il fatto che egli possa esprimere pubblicamente tali fandonie. Quello che non si può tollerare è che ciò possa avvenire in un prestigiosa università pubblica, per di più senza contradditorio, spacciando il suo intervento per una “lezione universitaria.

In particolare l’ultimo intervento è del consigliere regionale dell’Abruzzo Riccardo Chiavaroli. Segnatevelo perchè torneremo a parlarne più tardi.

Penso che a questo punto vi starete chiedendo quale sia la mia opinione in merito alla diatriba tra negazionisti e sterminazionisti (coloro che sostengono che l’olocausto ha effettivamente avuto luogo). Ebbene la mia opinione è che i negazionisti potrebbero, e sottolineo POTREBBERO prima di essere sbranato, avere ragione, almeno in parte. Il problema è che, pur dopo aver condotto una ricerca (tutt’altro che approfondita) nella documentazione disponibile online, non ci si riesce a fare un’opinione chiara, soprattutto perchè il dibattito si concentra su tecnicismi difficili da contesatre o comprovare per gli inseperti, come ad esempio la possibilità o meno di impiegare un dato gas per lo sterminio dei prigionieri dei campi di concentramento.

C’è poi da considerare il fatto che pur avendo detto che il dibattito si concentra su questi elementi, devo ammettere che, in realtà, un vero e proprio dibattito esiste solo in rari casi. La maggior parte delle volte i negazionisti si limitano ad esporre una tesi e vengono per tutta risposta tacciati di antisemitismo, ricoperti di insulti e, in alcuni casi, anche botte.

E questo mi porta finalmente a parlare proprio del punto focale di questo articolo, ovvero la reazione della gente di fronte a queste teorie, reazione che si incarna perfettamente nel commento di Chiavaroli.

Analizziamo attentamente le parole del consigliere regionale:

  • Punto primo: “Che Claudio Moffa si possa fregiare del titolo di professore è già di per sè un controsenso, ma che poi possa esprimere le sue deliranti teorie sulla Shoah in un’università è davvero indegno.” Quindi Claudio Moffa non è degno di esercitare la sua professione nel luogo che gli compete (l’università) in quanto espone teorie deliranti.
  • Punto secondo: “Rivendico sempre la libertà di pensiero anche quando questo mi disgusta come nel caso di Moffa, e infatti non contesto che egli possa pensare che la Shoah, lo sterminio degli ebrei, sia un falso storico.” Quindi Moffa è libero di pensare quello che vuole.
  • Punto terzo: “Quello che non si può tollerare è che ciò possa avvenire in un prestigiosa università pubblica, per di più senza contradditorio, spacciando il suo intervento per una “lezione universitaria.” Ancora una volta Moffa non può esporre le sue idee nell’ambito della sua professione, né pubblicamente a meno di avere un contraddittorio.

Signor Chiavaroli, lei sta dicendo delle cose senza senso.

Cito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, articolo 18: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo…” e ancora, dalla Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Secondo Chiavaroli “libertà di pensiero” significa semplicemente che ognuno è libero di pensarla come vuole, ma per quanto mi riguarda non intravedo nell’immediato futuro nessun pericolo che compaiano telepati in grado di carpire i miei pensieri più nascosti e quindi mi pare che la concezione di “libertà di pensiero” proposta da Chiavaroli sia sostanzialmente inutile nonché infantile. Al contrario affermare la “libertà di pensiero” significa anche dire che chiunque può esporre il suo pensiero e un professore universitario, a maggior ragione, ha il pieno diritto di farlo, soprattutto quando quel pensiero è di fatto una possibile interpretazione di un evento storico e dell’attuale situazione politica mondiale. La “libertà di pensiero” non è qualcosa che possiamo tirar fuori dall’armadio quando ci fa più comodo per poi rimettercela appena diventa fastidiosa.

Sinceramente non capisco di cosa si abbia paura. Se le teorie negazioniste sono totalmente inverosimili e prive di fondamento come si sostiene non c’è alcun motivo di temerle, nè di pensare che degli studenti universitari si possano lasciar irretire da esse. Al contrario, reagire con insulti e liquidare i negazionisti come una setta, come pazzi o semplicemente come persone che cercano solo la luce dei riflettori non fa che permettere hai negazionisti di ricoprirsi col manto delle vittime e dei perseguitati. C’è anche da dire che se, nonostante la loro supposta invalidità, le teorie negazioniste sono sopravvissute fino ad oggi, ciò è probabilmente dovuto alla mancanza di una serie di confronti diretti tra negazionisti e sterminazionisti; confronti seri e basati su un dibattito in cui i sostenitori di entrambe le tesi portano prove, documenti e testimonianze per avvalorare le loro posizioni. Dibattiti di questo genere avrebbero stabilito definitivamente e in breve tempo quale delle due teorie è quella vera, ma ciò non è avvenuto o è avvenuto in forme e secondo modalità che non sono riuscite a dirimere una volta per tutte la questione.

Fuggire da ciò che non vogliamo sentire non ha molto senso e serve solo a ritardare il problema e, forse, ad aggravarlo; con il passare del tempo, infatti, i testimoni viventi dell’olocausto diventano sempre meno.

Per un approfondimento:

Troppe feste…

Pubblicato: ottobre 10, 2010 in General rantings

Ieri ho aperto la cassetta delle lettere e, al suo interno, ho trovato questa simpatica lettera.

 

A quanto pare questa estate ho fatto troppe feste 😛 Certo che i miei vicini potrebbero anche degnarsi di dirmi che faccio troppo rumore prima di chiamare l’amministratore -.-


A quanto pare la macchina del fango oggi si è inceppata. “Adesso ci divertiamo per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo!” Così dice Nicola Porro, vicedirettore del quotidiano il Giornale, durante una delle intercettazioni che hanno portato all’emissione dei decreti di perquisizione per la sede del quotidiano e per le abitazioni dello stesso Porro e di Alessandro Sallusti.

La mia speranza è che ci sia da divertirsi davvero.

Per un approfondimento – l’articolo del corriere della sera