Archivio per settembre, 2012


Anno: 2012

Regista: David R. Ellis

Sceneggiatura: Will Hayes, Jesse Studenberg

Genere: Horror

Guarda il trailer

Dopo la noiosissima recensione della volta scorsa ci voleva proprio un bel filmone come questo Shark 3D. Guardando trailer, locandina e titolo non si può non pensare all’eccelso, maestoso sovrano del subacqueo regno degli horror marittimi: Piranha 3D! Un capolavoro assoluto.
Potete quindi capire quanto fossi desideroso di vedere un nuovo esponente di questo genere che ha vissuto in sordina dai tempi del mitologico “Lo Squalo” (1,2,3,4…mila): una delle più celebri opere dello Steven Spielberg dei tempi che furono… quello che sapeva fare film.

Dopo aver tentato infruttuosamente di vedere per ben due volte questo capolavoro annunciato, per vostra fortuna, ci sono finalmente riuscito e ora sono qui per svolgere il mio dovere di recensore. Per voi! Tutto solo per voi! Ma mi ringrazierete più tardi, ora proseguiamo.

Per rendere più avvincente e più difficile da comprendere (per le vostre menti semplici) questa recensione, ho deciso di scriverla mentendo dall’inizio alla fine. Siete avvisati, da questo momento tutto quello che dirò sarà la pura e semplice VERITA’.

Prima di tutto occorre precisare che, contrariamente a quello che vi farà credere l’ingannevole trailer, questo film non parla affatto di squali. Non c’è nessuna tranquilla cittadina che viene colpita da uno tsunami, nessun gruppo di superstiti male assortiti intrappolati in un supermercato allagato e, come dicevo poc’anzi, assolutamente nessun pescecane assetato di carne e sangue.

No, signori. Il film parla di un gruppo di persone normali, come me, voi, essi.. e delle intricate relazioni che li legano l’uno all’altro in una fitta rete, tanto inestricabile quanto improbabilmente improponibile. La trama intera si regge quindi su questo insieme di legami e su ciò che comportano per i personaggi: chi è il ragazzo di chi, chi era il ragazzo di prima e come è morto, chi è il proprietario di quel cane, perché questo tizio fa una rapina, eccetera, eccetera..
A riprova di questo fatto l’imprevedibile sceneggiatura ci regala intensi momenti di auto-confessione spontanea dei personaggi, che si (e ci) raccontano, svelando gli ingranaggi che ne muovono l’articolato carattere.
E’ ora quindi inevitabile che mi dilunghi sul nostro manipolo di carismatiche figure.
In ordine di importanza abbiamo:

– La Bimbo: motore dell’intera vicenda. Lei e il suo cane sono il fulcro attorno al quale ruota tutta la storia.. davvero non saprei come parlare di questo film senza menzionarla. La sua figura è imprescindibile, inevitabile… come la morte. (Ndr se non sapete cos’è una Bimbo… questa è la porta)

Si, inquieta anche me

– Il Cattivo: non un cattivo banale, ma un personaggio complesso le cui infinite sfaccettature possono essere riassunte con un unico, preciso, aggettivo: stupido.

– L’Eroe-1: più che un eroe, un anti-eroe. Forse il personaggio con più spessore di tutto il film… decisamente non riconducibile ad uno di quegli stupidi cliché tipo: “Oh no! Il mio amico è morto e ora io sono tormentato dalla colpa e ho perso la ragazza perché NON MI POTEVO PERDONARE!!”.. nossignore, no!

– La Ragazza: una gran gnocca. Non potevamo desiderare di meglio.. e non è solo bella, è anche brava!

– La Ragazza Dark Problematica: l’originalità del suo personaggio è paragonabile solo a quella dell’eroe e, cosa più sorprendete di tutte, non è Dark per un qualche oscuro evento passato e non, ripeto NON è in rotta con il padre!

– Il Poliziotto: non pensate nemmeno per un secondo che si tratti del padre della Ragazza Dark Problematica.

– L’Eroe-2: di questo personaggio davvero non potevamo fare a meno, quasi quanto della Bimbo (spero di non dovervi indicare nuovamente la porta, avete avuto tempo per aprire wikipedia). Per fortuna i due interagiscono ampiamente col resto del gruppo.. non è come se si trovassero da tutt’altra parte per un buon 90% della trama.

– Il Buon Cattivo: ha il carisma di Vegeta e la mente di Macchiavelli.

Direi che per i nostri scopi questi personaggi possono bastare. Tra gli altri, menziono rapidamente solo l’Eroe-3, il Capo dell’Umbrella Corporation e il Poliziotto Grasso, tutti personaggi fondamentali per quel genere di cose che sono importanti in un film horror.. lo so che avete capito.

Ah giusto dimenticavo.. lo squalo!

Come dite? Ho detto che non c’erano squali? Non dite sciocchezze, non avrei mai detto una simile fesseria.

Dunque lo squalo è una specie di micetto coccoloso di piccole dimensioni, con due sostanziali differenze rispetto ad un micetto coccoloso:

– ama l’acqua

– in questo film non pare molto interessato al pesce, quanto piuttosto.. ad altro… e non parlo delle coccole.

Here kitty, kitty!

Devo dire che l’interpretazione dello squalo mi ha colpito piacevolmente, tanto che la nomination per l’oscar mi sembra inevitabile. Certo non siamo ai livelli dello squalo mangia-barche di Spielberg, né certamente raggiungiamo le vette ancor più alte (letteralmente) del mangia-aerei di Mega Shark vs. Giant Octopus. Il vero villain di Shark 3D si limita a cibarsi con gusto dei protagonisti, ma è evidente che il regista ha, in questo caso, privilegiato l’aspetto drammaticamente realistico della pellicola e ha quindi resistito all’impulso di abbandonarsi alla più bieca spettacolarizzazione. Una scelta azzeccata, non c’è che dire.

Con questo magnifico cast realizzare una trama avvincente e piena di colpi di scena, mai scontati, deve essere stato semplicissimo per gli sceneggiatori e, infatti, Il film riesce ad essere imprevedibile dall’inizio alla fine e tiene lo spettatore incollato anche nei momenti di auto-confessione che ho menzionato in precedenza. Anzi proprio questi sono le parti più riuscite, emozionanti e… e….

…del film.

Bene, cosa resta da dire?

Ah, ecco, il 3D. Il 3D, la tecnologia che ha davvero rivoluzionato il mondo del cinema e la nostra concezione di “Buon Film” negli ultimi anni, svolge anche in questo caso un ruolo fondamentale. La sua presenza sottolinea ed esalta i più drammatici momenti della trama e contribuisce a calare lo spettatore nell’atmosfera, senza scene pacchiane come le seguenti:

– Uccellaccio nero che vola verso lo schermo.

– Squalo che sbalza l’inquilino di una tavola da surf verso la stratosfera.

Direi che mi sono spiegato a sufficienza, ma per amore della precisione, non posso che affermare senza ombra di dubbio che, in quest’opera, il 3D è sapientemente miscelato col 2D in modo da non risultare mai forzato, né fine a se stesso. Quel 3D nel titolo non è solo uno specchietto per le allodole fatto per spillarvi qualche euro in più, ma è anzi un simbolo, un vanto, una medaglia all’onore cinematografico.

Insomma, potrei andare avanti per ore a discorrere di questo sublime masterpiece, ma sono certo che tutti voi, chiavi in mano, starete già correndo verso la porta, incapaci di trattenere la smania di fiondarvi al cinema e godere di questo spettacolo per gli occhi, di questo gratificante cibo per le vostre meningi, di questo ineffabile oggetto del desiderio.

Credetemi quando vi dico che è a malincuore che mi costringo a posare la penna, perché niente mi renderebbe più felice che parlare, per ore e ore, con voi, di Shark 3D. Niente, nemmeno uscire con una mezza dozzina di avvenenti lascive fanciulle che, se interessate, possono comunque provare a contattarmi tramite questo blog. Non sia mai che, mentre rimugino sul più bel film di sempre, riesca a ritagliare qualche minuto anche per loro.

Biting Its Own TALE #8 – Brave

Pubblicato: settembre 11, 2012 in Biting its own TALE
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Anno: 2012

Regista: Mark Andrews, Brenda Chapman ,Steve Purcell

Sceneggiatura: Mark Andrews, Steve Purcell, Brenda Chapman, Irene Mecchi

Genere: Animazione

Guarda il trailer

Certi film, più di altri, ti fanno capire che il lavoro del recensore cinematografico non funziona secondo parametri logici. Molti di voi probabilmente penseranno che il piacere che si prova nello scrivere una recensione sia direttamente proporzionale alla bellezza del film in questione…

No. Purtroppo non è così. Per illustravi il mio complesso pensiero ho deciso di fare ricorso ad un elaborato grafico illustrativo realizzato con le più moderne tecnologie: Paint.

Rappresentazione grafica della funzione Qualità/Piacere

Ebbene si, mentre vi rifacevate gli occhi con questo novello Botticelli, che fa bella mostra di sé sopra le mie sferzanti parole, vi sarete sicuramente resi conto del fatto che il vostro senso della realtà era totalmente sbagliato! Infatti, contrariamente a quanto pensavate, più un film è brutto più è piacevole, facile e soddisfacente recensirlo! Ahhhh, quel dolce insultare il penoso cast e l’indifendibile sceneggiatore, il sublime gusto che si prova nel distruggere una trama senza senso… tutti questi piaceri perversi sono negati al mefistofelico recensore che, ahimé, si trova alle prese con un film che è invece semplicemente bello o, orrore degli orrori, un capolavoro. A quel punto rimane solo la noia…

Si, i critici sono esseri malvagi

Il motivo che mi sta spingendo a divagare insensatamente in questo modo è quindi proprio questo: la noia. Sto cercando inutilmente di ritardare l’ineluttabile momento in cui dovrò venire a patti col mio senso del dovere verso di voi, i miei stimati lettori, e recensire questo Brave (Ribelle per noi italiani), ultima fatica di casa Pixar.

Fortunatamente, per me e per voi, mentre mi davo allo studio di funzioni ho pensato ad un modo per ritardare ancora l’inevitabile: raccontarvi la trama.

Dovete sapere che, in una generica terra dai nordici tratti, sorgeva, tanto tanto tempo fa, un fiorente regno governato da un irruento, ma saggio (più buono che saggio a dir la verità…) sovrano: tale Fergus. Fergus aveva una moglie Elinor e una giovane figlia dai capelli rossi: Merida.

Come forse avrete intuito dal trailer o dalla locandina, è proprio Merida la protagonista della nostra storia. La giovane principessa non vuole infatti sottostare alle regole ferree che sua madre le impone né ai doveri cui è stata destinata dal fato e, per questo, finirà con l’immischiarsi con forze che lei stessa non comprende pienamente e che metteranno a rischio tutto ciò che le è caro…

Lo sapevo… sono stato troppo sintetico… ora non mi resta nessuna via d’uscita.

Che dire di questo Brave quindi? Non molto che non possiate facilmente immaginare…

La realizzazione è ottima, la caratterizzazione dei personaggi è stellare, la sceneggiatura è ben pensata e coerente e, ovviamente, le risate si sprecano. Il film è indubbiamente adatto sia ai più piccoli che ai loro genitori ed è l’ideale per una festosa, ridente, mielosa, diabetica serata in famiglia… piena di amore, cuoricini rosa e nutella…

Die!

 

Scusate, dovevo controbilanciare tutti questi buoni sentimenti.

Ora prendete quello che ho scritto, cercate una locandina di un qualunque film Pixar e poi incollate sotto la recensione… ecco fatto! Siete diventati anche voi dei critici cinematografici (non che io lo sia eh, so che vi avevo tratto in inganno col mio forbito discorrere).

Insomma, facciamola breve. Andando a vedere questo film:

a) non uscirete delusi dalla sala;

b) farete la felicità dei vostri pargoli;

Tutto perfetto quindi?

No.
Si sa, noi avidi divoratori di celluloide siamo degli esseri spregevoli, delle sanguisughe, dei vampiri, che non sono mai sazi di ottime sceneggiature, dialoghi raffinati e personaggi accattivanti e, dato che la Pixar ci abituato troppo bene, adesso noi non ci accontentiamo più così facilmente…  Infatti non sono rimasto del tutto soddisfatto da questo piccolo capolavoro.

“Perché?” vi starete chiedendo. E’ presto detto: con tutta questa perizia tecnica, con tutta questa incredibile creatività, con questo gruppo di talentuosi artisti a disposizione, perché dobbiamo per forza limitarci sempre e solo a prodotti indirizzati principalmente ad un pubblico di bambini?
Direi che ormai è ovvio che i cartoni animati possono essere apprezzati anche da un pubblico adulto e, quindi, essere una fonte di guadagno anche trascurando il solito target. Perciò perché non provare per una volta a regalarci una storia più matura, dei personaggi più complessi e dei risvolti meno ovvi? E’ stato inevitabile, per me, uscendo dalla sala, pensare che tutto quanto mostrato sullo schermo sapeva un po’ di già visto. Certo i personaggi erano nuovi, le situazioni originali e il tutto era bilanciato in maniera perfetta: c’era un momento per la tristezza e uno per le battute divertenti e tutto nel pieno rispetto dei personaggi e della storia. Senza forzature.
Però… però sono cose che abbiamo già visto, la storia è bella, ma non osa, non si discosta dalla strada già battuta, non innova, non stupisce. Tutto è troppo ovvio, sa di vecchio.

Purtroppo sappiamo tutti che i canoni su cui si basano i film della Pixar non cambieranno mai finché la compagnia di Emeryville rimarrà sotto l’oscura egida della summa del male nel mondo moderno: la Disney. Una piaga, più che una multinazionale, capace di banalizzare e uniformare tutto e tutti al suo standard di mondo perfetto e utopico, pieno di topi parlanti e altre simili aberrazioni.

Better to reign in hell…

Va bene, forse sto esagerando, ma dovete ammettere che se anche un giorno la Pixar avesse intenzione di avventurarsi in un territorio sconosciuto, sarebbe estremamente difficile ottenere l’appoggio della casa madre per realizzare questo nobile proposito. Un vero peccato, perché, nonostante tutto, questi veri e propri geni dell’animazioni ci hanno dimostrato più e più volte di essere in grado di regalarci delle vere e proprie perle… e questo Brave, pur non raggiungendo a mio parere le inarrivabili vette di Wall-e, continua la tradizione, attestandosi sul livello dell’eccellenza.
Andate quindi a vederlo senza esitazione, ma anche senza aspettarvi nulla di nuovo o rivoluzionario: la ricetta è ottima, ma è qualcosa che avete già assaggiato in passato.

Bene e anche questa è fatta… ora vi segnalo qualche approfondimento. Se volete sapere come Walt Disney manipola le vostre menti e il destino del mondo sedendo a capo della setta degli Illuminati… seguite questo link. Se invece volete sapere la vera storia di questo genio e di come ha rivoluzionato il mondo dell’animazione e del cinema, potete trovare tutte le informazioni sulla sempiterna wikipedia.
E così mi sono messo l’animo in pace, non ho offeso la memoria di nessun defunto….

Ora non mi resta che augurarvi una buona serata e una buona visione e darvi appuntamento alla prossima recensione!


Anno: 2012

Regista: Simon West

Sceneggiatura: Richard Wenk, Sylvester Stallone, Ken Kaufman, David Agosto, Dave Callaham

Genere: Azione

Guarda il trailer

C’era una volta, un mondo pieno di violenza, di terribili criminali con piani assurdi per conquistare o distruggere il mondo, di spietate macchine omicide venute dal futuro, di trafficanti senza scrupoli. Un mondo dove vigeva la legge del più forte. In questo mondo tre uomini erano re e i loro nomi brillavano come stelle nel firmamento di hollywood: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis. I tre grandi più grandi del cinema d’azione, di tutti i tempi.

Il primo “I Mercenari” era riuscito a regalarci solo pochi secondi con questa Trinità al completo, ma già quel poco ci aveva fatto pregustare le potenzialità di questa riunione, per questo motivo non potevo che nutrire grandi aspettative per questo seguito. Queste aspettative sono state rispettate? Andiamo con ordine.

Se di questa breve introduzione non avete capito nulla i casi sono due: o non avete visto “I Mercenari”, primo capitolo di questa serie,  oppure non avete mai visto un film di uno dei tre suddetti attori.
Il primo è un peccato perdonabile senza problemi: non vi siete persi nulla. Il secondo assolutamente no: rimediate.

Ma cos’è quindi questo “I Mercernari 2”? Fondamentalmente, come il suo predecessore, non è altro che un pretesto per riunire sullo schermo il maggior numero di nomi celebri legati al cinema d’azione. Abbiamo quindi Jason Statham, Jet Li (anche se per poco questa volta), Dolph Lundgren, Jean-Claude Van Damme, una poco nota (almeno in occidente) Nan Yu, la Trinità di cui sopra e l’inevitabile Chuck Norris!

Chuck Norris può tagliare un coltello caldo con del burro.

La prima conseguenza della natura di questo film è che la trama poteva anche non esserci. La posso riassumere in quattro parole: il cattivo va ammazzato. Ecco, ora sapete tutta la storia del film. Chiedo scusa per avervela spoilerata.

La seconda conseguenza è che i personaggi non esistono, o meglio, c’è un solo personaggio: l’uomo duro macho figo con un passato turbolento e un cuore di pietra, ma tenero all’occorrenza. Fantastico!

Ma… va tutto bene! Diciamocelo, se siamo arrivati fino al cinema e abbiamo comprato il biglietto, se ci siamo seduti su quella poltrona davanti a quello schermo, siamo pienamente consapevoli di cosa stiamo andando a vedere e della trama o dei personaggi non ce ne frega niente. Siamo qui per vedere il maggior numero possibile di morti sbudellati, tritati da mitragliatrici, detonati da granate, schiacciati da prese letali, il tutto condito da commenti ridicoli e “da veri duri”.
Se avessimo voluto trama e personaggi ci saremmo rivolti a Shakespeare…

Essere o non essere? Non essere!

Per tutti questi motivi sorvolerò su recitazione, trama, sceneggiatura e tutte quelle cose a cui di solito do un sacco di importanza e creerò un nuovo insieme di parmaetri ad hoc per valutare questo film: lo spargimento di sangue, l’autocitazionismo e la tamarraggine.

Partiamo dallo spargimento di sangue. I mercenari 2 si attesta su buoni livelli da questo punto di vista. Il sangue scorre copioso e, anche se non siamo ai livelli di eccellenza di Rambo IV, non si esce di certo delusi dalla sala. Si nota però un certo buonismo diffuso che non mi sarei aspettato, per cui molte delle scene e delle uccisioni più cruente non vengono mostrate chiaramente. E’ possibile che si tratti di una scelta volta ad abbassare il target del film includendo anche le fasce più giovani, ma ciò non toglie che una scelta di questo tipo vada un po’ contro quella che è la filosofia fondante del film.
Ma non stiamo a sottilizzare su questi particolari e passiamo al secondo, ben più importante parametro: L’autocitazionismo.
Da questo punto siamo ai massimi livelli. Gli attori (perchè non si può proprio parlare di personaggi) citano continuamente sé stessi e i loro film più famosi. L’apice lo si raggiunge con l’ormai mitologico Chuck Norris, sul quale non vi dico nulla,… ma aspettatevi grandi cose! In più di un occasione il film riesce in questo  modo a strappare al pubblico una risata e, perché no? anche un applauso, quindi direi che da questo punto di vista il bersaglio sia stato centrato in pieno.

Giungiamo quindi al terzo e ultimo metro di valutazione: la tamaraggine. E qui ci sono le note dolenti. La tamarraggine c’è, ma ne volevamo decisamente di più. I Mercenari 2 non riesce da questo punto di vista a reggere il confronto con i colossi del passato (Last Action Hero, i vari Die Hard, Rambo, Commando, True Lies… si sono di parte, Schwarzenegger non ha rivali). Si, le frasi ad effetto ci sono, le scene al limite del ridicolo anche… ma non sono così tante quanto si vorrebbe e sono contornate da alcuni momenti poco significativi, riempiti da, orrore degli orrori, dialoghi! Dialoghi di non-personaggi che vorrebbero forse dirci qualcosa… non ce ne frega niente, avanti col prossimo morto ammazzato!

Insomma, per dirla tutta, questo film aveva delle grandi potenzialità, ma secondo me, non ha saputo sfruttarle a pieno. La Trinità c’è, ma non è presente quanto vorremmo e Stallone e Statham, che sono di fatto i protagonisti, non riescono da soli a reggere tutto il film, che purtroppo finisce per essere vittima di diversi momenti morti in cui l’interesse scema notevolmente, complice anche l’assenza di un qualunque spessore nella trama.
Nonostante questi difetti il film è abbastanza godibile e, sicuramente, se siete cresciuti a pane e terminator, non potrete rimanere indifferenti al ritorno sul grande schermo di questi grandi divinità del passato…

Se però non siete fan, evitate pure con tranquillità di andare al cinema e, soprattutto, non pensate nemmeno per un momento di portare con voi la vostra ragazza. Questo è un film per soli uomini dove il testosterone scorre a fiumi. Le donne non servono a niente!

Concludendo quindi, obiettivo raggiunto solo a metà per il nuovo film di Stallone. Peccato, perché poteva essere un grande omaggio agli idoli della nostra gioventù cinematografica. Ma io non perdo la speranza, del resto il primo i Mercenari faceva schifo, questo invece era decente e dato che Stallone sta già reclutando nuovi soldati per il terzo… beh, non ci resta che attendere!

Nel frattempo, vi lascio con un aneddoto su cui riflettere: sapevate che Chuck Norris non ha mai indossato occhiali nella sua vita? Se lui non può vedere qualcosa allora quella cosa non esiste!

Meditate gente, meditate…