Archivio per agosto, 2012


Anno: 2012

Regista: Christopher Nolan

Sceneggiatura: Jonathan Nolan, Christopher Nolan, David S. Goyer, Bob Kane

Genere: Azione

Guarda il trailer

Attenzione: questa recensione presuppone che voi abbiate già visto il Cavaliere Oscuro. Se non l’avete fatto.. male! Molto male! Cospargetevi il capo di cenere e correte a procurarvene una copia, possibilmente comprandola, possibilmente in blue ray… non ve ne pentirete. E poi ovviamente tornate qui per leggere questa recensione del seguito del suddetto capolavoro.

Sbrigata la premessa, dedichiamoci ora al nuovo film di Christoper Nolan. Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno (titolo davvero orribile) riprende le fila della saga di Batman diversi anni dopo la conclusione del film precedente. Gotham è ormai una città sicura, Harvey Dent è un eroe conclamato e il nostro eroe mascherato è scomparso nel nulla dopo essersi preso la colpa della morte del procuratore Dent, per sventare il piano del (mai troppo compianto) Joker.

E che dire di Bruce Wyane? Il playboy miliardario alter-ego di Batman, interpretato ancora una volta da un ottimo Christian Bale, vive ormai una vita da recluso e sembra invecchiato di vent’anni, sotto il peso schiacciante dei suoi fallimenti passati, tra i quali risalta la morte della sua amica e unico amore: Rachel Dawes.

Già da subito, quindi, capiamo che questo non è solo l’ennesimo capitolo della saga, non si tratta di un semplice nuovo episodio della storia di Batman. No signori, questa è la fine, la conclusione e quindi ci si può aspettare di tutto.

Nella prima mezz’ora il film promette tantissimo, creando un’atmosfera abbastanza tesa e carica di attesa per il terribile confronto che sappiamo arriverà presto tra l’eroe mascherato e la sua nuova Nemesi: Bane (Tom Hardy).

Quest’ultimo è uno strano personaggio, caratterizzato nel film da un singolare doppiaggio che ancora non so se mi è piaciuto davvero oppure no. I fan della celebre e riuscitissima serie di cartoni animati di Batman trasmessa in italia, ricorderanno questo villain come un bruto scarsamente intelligente ma dotato di una forza sovraumana.

Niente di più sbagliato. Nolan infatti si rifà al Bane del fumetto e, per alcuni elementi, alla saga nota col nome di Knightfall (che vi consiglio di leggere, dopo che avrete visto il film), apportando poi al personaggio le inevitabili modifiche, necessarie per conferirgli la necessaria credibilità.

Ancora una volta infatti la parola chiave della personale interpretazione di Nolan del Cavaliere di Gotham è “realismo”. Bane non è quindi assuefatto ad una potente droga che ne aumenta a dismisura la forza, ma è semplicemente dotato di una inquietante maschera che lo aiuta a respirare e oltre a disporre di una forza notevole, come nel fumetto, è dotato anche di un fine intelletto che metterà a dura prova le capacità del Cavaliere Oscuro.

Non ha il carisma del Joker, ma ci possiamo accontentare

Nell’analizzare Bane, vero motore dell’intera vicenda, è inevitabile il confronto con il Joker del precedente capitolo, interpretato magistralmente da Heath Ledger. Qual’è quindi l’esito di questa sfida tra villain carismatici?
Come è facile immaginare il Joker rimane imbattuto. L’interpretazione di Hardy mi è piaciuta molto e anzi sono rimasto piacevolmente colpito da alcune scene, tuttavia Ledger non ha dalla sua parte solo le sue invidiabili capacità di attore, ma anche lo schiacciante carisma di un personaggio come quello del Joker, che più di ogni altro riesce ad incarnare l’antitesi di tutto ciò che è Batman con uno stile unico.

Se il cattivo, pur rimanendo superiore alla media, non è all’altezza del precedente, l’impianto narrativo è questa volta molto più ambizioso e di ampio respiro, ma prima di analizzarlo occorre parlare del terzo elemento che compone il tripode di personaggi su cui si regge tutta la trama del film: Anne Hataway, nel ruolo di Selina Kate AKA Catwoman.

Sinceramente non sono mai stato un gran fan del personaggio di catwoman e, da quando ho saputo che sarebbe comparsa nel film, non ho potuto trattenermi dal pensare che Nolan stesse cercando di inserire troppi elementi nel plot.
Il personaggio di Selina si inserisce invece molto bene negli ingranaggi della storia, complice anche una brillante, a mio parere, interpretazione della Hataway, che riesce a farci dimenticare sia la terribile (non tanto per colpa sua) Hale Berry, sia la giustamente blasonata Michelle Pfeiffer.

Alt! Prima che i fan della Pfeiffer mi mangino vivo, voglio precisare che questa è solo la mia opinione. Se la pensate diversamente o volete approfondire l’argomento “Anne vs. Michelle” vi rimando questa pagina (purtroppo in inglese).

Fanno da contorno ai tre personaggi principali i soliti Comissario Gordon (Gary Oldman), Lucius Fox (Morgan Freeman), Alfred (Michael Caine) e Jonathan Crane AKA Spaventapasseri (Cillian Murphy) , tutti perfettamente calati nei loro ruoli, a cui si affiancano due nuovi arrivati Miranda Tate (Marion Cotillard) e John Blake (Joseph Gordon-Levitt), sui quali è meglio non dire nulla per evitare spoiler, ma che comunque si attestano sullo stesso livello del resto del cast.

Il cast

Esaminato nel dettaglio il cast, passiamo all’impianto tecnico. Non c’è bisogno che lo dica ma anche qui ci attestiamo su livelli eccellenti. La fotografia è magnifica, gli effetti speciali sono ottimi e spettacolari senza scadere nell’esagerazione (cosa che avrebbe potuto intaccare il realismo). Il film risulta in grado di regalarci diverse scene memorabili, girate in modo magistrale (tra tutte cito su tutte l’attuarsi del piano di Bane).

Vediamo quindi di tirare le somme: cast stellare, ottime interpretazioni, grande fotografia, storia coinvolgente ed epica, capitolo finale di una saga… siamo davanti al film perfetto si direbbe…

E invece purtroppo no. Il film è molto bello e merita sicuramente la visione (e l’acquisto quando uscirà in home video), ma purtroppo il suo predecessore è su un altro livello.
Il più grosso difetto, a mio parere, di questo the Dark Knight Rises (concedetemi di non usare il titolo italiano) è proprio la sua ambiziosità. La trama, pur non essendo troppo complicata, né difficile da seguire, copre un arco di tempo molto lungo in cui si verificando avvenimenti di ampia portata che hanno un impatto davvero profondo su Gotham e sulla vita dei suoi abitanti.
Per questo motivo capita a volte di sentirsi scombussolati e l’evoluzione dei personaggi (soprattutto per quanto riguarda catwoman) avviene un po’ “a salti”, invece che gradualmente.

In altri casi invece, e qui cito come esempio Alfred e Blake, le scelte che compiono i personaggi sembrano derivare più da esigenze di sceneggiatura, che da loro reali motivazioni. Forse disponendo di più tempo per far respirare e vivere i protagonisti della storia, queste sbavature si sarebbero potute evitare.

Sono questi errori e l’assenza di un cattivo al livello del Joker ad impedire al film di essere il più bello della serie. The Dark Knight Rises è forse uno dei più riusciti film di Batman che siano mai stati fatti, ma lo scettro della miglior rappresentazione del Cavaliere Oscuro sul grande schermo rimane saldamente in pugno al suo indimenticabile predecessore.

E con questo ho detto tutto, passo e chiudo prima che qualcuno nomini Jack Nicholson…


 

Regista: Jaume Balagueró

Sceneggiatura: Alberto Marini

Genere: Thriller

Guarda il trailer

 

Bed Time è uno di quei film che non piacciono a molte persone per un motivo: il trailer. Mentre ero in sala ho avuto la netta sensazione che un buon 50% degli spettatori fossero entrati pensando di vedere uno slasher movie … niente di più sbagliato! Bed Time è un thriller, è vero, ma il tipo di tensione che crea è molto diverso da quello derivante da un pazzo con un coltello in mano che insegue donne in abiti succinti. La tensione che si respira nel condominio in cui è ambientato il film è molto più sottile ed inquietante.
Per ricreare questa particolare atmosfera il film prende spunto da una semplice considerazione: la vita di tutti noi è costellata di persone che non conosciamo, ma con cui abbiamo a che fare giornalmente: giornalai, baristi, addetti alle pulizie e, per chi vive in un condominio, anche custodi. Persone di cui ci fidiamo in una certa misura, persone a cui affidiamo una parte della nostra vita e che spesso dispongono di molte informazioni su di noi, pu essendo persone di cui, di fatto, non sappiamo nulla.

Il nostro protagonista, Cesar, è una di queste persone, un custode per l’appunto. Benvoluto e apprezzato da tutti i condomini, che gli affidano le chiavi delle loro case, gli chiedono di dare da mangiare ai propri animali domestici o di svolgere altri piccoli favori… senza però sapere realmente nulla di lui. Chi è Cesar? Da dove viene? Chi è sua madre e dove si trova? Cosa vuole? Quale oscuro segreto nasconde? Perchè Cesar non è il custode gentile, affidabile e professionalmente distaccato che tutti vedono. No. Cesar è un uomo infelice, anzi, un uomo che non può essere felice, che non lo è mai stato e che è fermamente convinto del fatto che non lo sarà mai. Di fronte a questa tetra prospettiva Cesar ha due scelte: uccidersi oppure distruggere la felicità degli altri. Non credo ci sia bisogno che vi dica quali delle due strade sceglierà…

Luis Tosar  è efficace nel ruolo di Cesar, riuscendo ad alternare senza soluzione di continuità una facciata amichevole, il freddo calcolo, la folle rabbia e la patetica paura di un personaggio complesso come è il protagonista di questo film. La riuscita del film verte tutta su questo fatto: sulla credibilità del suo protagonista. Il folle custode interpretato da Tosar risulta credibile e conferisce credibilità anche al suo assurdo piano, un piano probabilmente irrealizzabile, ma comunque terrificante nella sua lucidità. Il personaggio di Tosar regge da solo tutto il film, ricreando un atmosfera opprimente e carica di attesa, che, in alcuni momenti, mi ha fatto desiderare di essere da un’altra parte, invece che in sala. Obiettivo centrato in pieno, quindi, da questo punto di vista.

Se un difetto si può imputare al lavoro svolto da sceneggiatore e regista, è che spesso la tensione deriva dalle situazioni di estremo pericolo e/o imbarazzo in cui si viene a trovare Cesar, piuttosto che dalla sorte delle sue vittime. Si tratta di un difetto non trascurabile, ma inevitabile per l’impostazione che è stata data al film. Cesar è infatti la voce narrante e l’assoluto protagonista della storia. La telecamera ne segue costantemente le azioni, documenta minuziosamente la sua vita, giorno per giorno, svelandoci tutto ciò che i condomini non sono in grado di vedere e rendendo ancora più evidente, per noi, la dilaniante doppiezza del personaggio. Ed è proprio questa doppiezza, più che una sensazione di pericolo imminente a creare la tensione di cui vive un film come questo.

Anche il resto del cast svolge un lavoro egregio, conferendo un minimo (minimo, badate bene) di spessore ai personaggi di contorno, che non vengono comunque approfonditi in modo particolare. Non si tratta in realtà di un difetto: il tempo del film è limitato ed è corretto che l’attenzione si concentri sul protagonista assoluto della storia, che è anche il principale motore degli eventi che si susseguono sullo schermo.

Da quanto detto finora avrete già capito che ritengo Bed Time un buon prodotto, che non piacerà sicuramente a chi andrà a vederlo spinto da ciò che viene presentato nel trailer, ma che potrebbe soddisfare chi è alla ricerca di un qualcosa di un po’ più  complesso e, perché no, anche un po’ meno commerciale se vogliamo. Va però detto che non ci troviamo di fronte ad un film rivoluzionario, e forse questo è il maggior limite di questa pellicola. C’è una frase che ripeto ormai spessissimo quando esco dalla sala “se solo avessero osato di più!”, e per ceti versi, soprattutto a livello di sceneggiatura, e’ vera anche in questo caso. Se solo avessero osato più, forse questo film avrebbe potuto davvero lasciare il segno, ma così non è stato. Bed Time segue spesso schemi consolidati e risulta abbastanza prevedibile nello sviluppo della storia. Pur risultando capace di mantenere alti l’interesse e l’attenzione, quindi, il film non offre allo spettatore nulla di davvero nuovo e finisce per essere semplicemente l’ennesimo “buon thriller”, in grado di far passare una serata piacevole (si fa per dire ovviamente..), ma niente di più.

Se non cercate un clone di scream ve lo consgilio quindi, ma non non aspettatevi un nuovo Seven o qualcosa del genere, rimarreste delusi.

 

 

Biting Back

Pubblicato: agosto 19, 2012 in Blog updates

Ebbene si, signori e signore, il sito sta per rinascere… forse… ci provo, mettiamola così 😀