Archivio per novembre, 2010

Pic of the week #8

Pubblicato: novembre 28, 2010 in Pic of the week

AMV of the week #6

Pubblicato: novembre 27, 2010 in AMV of the week

Titolo: Whisper Of The Beast

Autore: Scorpions Unlimited

Anime: Naruto

Canzone: Megaherz – The 5th Of March

 

 

Per scaricare il video con una qualità migliore cliccate qui (E’ necessario registrarsi al sito).


Il nostro eroe

Finalmente ho trovato un po’ di tempo per aggiornare il blog e scrivere un resoconto della nostra annuale visita al Lucca Comics & Games!

Finito di lavorare alle 16 di venerdì 29 Ottobre e dopo una breve capatina in palestra, sono partito con la solita combriccola alla volta della “capitale del fumetto”, giungedo a destinazione dopo un viaggio tutto sommato breve allietato dalle note dell’ormai classica Lucca Compilation, colonna sonora dell’evento che ogni anno viene composta da Simo seguendo i consigli e le richieste di tutto il gruppo. Ad ospitarci quest’anno, come anche l’anno scorso, è stato… un posto misterioso fuori lucca, che mi è stato proibito di rivelare in questa sede per evitare che l’anno prossimo non ci sia più posto… -.-‘

Dopo una nottata in cui abbiamo epurato le nostre dimore da strane creature insettiformi ci siamo recati quindi recati a Lucca, cercando di fare il più presto possibile, ma fallendo miseramente e arrivando circa alle 10.

La nostra permanenza a Lucca, quest’anno, si è protratta per 3 giorni durante i quali abbiamo principalmente girato all’interno del padiglione Games alla disperata ricerca di un gioco che ci piacesse.

Partiamo quindi senza indugio con le recensioni dei giochi. Nell’ordine abbiamo provato:

Costantinopolis:

Costantinopolis è un gioco strategico in cui i giocatori hanno l’obiettivo di divenire i mercanti più ricchi della città. Per raggiungere questo risultato i giocatori possono seguire strade differenti. Ogni turno i giocatori ricevono delle risorse con le quali è possibile costruire edifici, commerciare tramite l’ausili di navi o ottenere soldi vendendole al mercato. Per quanto riguarda quets’ultima possibilità bisogna inoltre tenere d’occhio le variazioni del mercato; di turno in turno, infatti, il prezzo di una merce può variare sensibilmente.

Il gioco è interessante e divertente, ma forse risente un po’ troppo della casualità dei contratti tramite i quali è possibile scambiare le risorse con denaro e punti vittoria. Una partita sola non è però stata sufficiente ad esprimere un giudizio su questo aspetto.

Il tabellone e i pezzi del gioco erano molto belli, ma ciò era dovuto principalmente al fatto che la versione utilizzata per le demo era realizzata interamente a mano.

Voto: 7


Dakota:

Un gioco che vede i diversi giocatori rivestire alternativamente i panni degli indiani o dei conquistatori d’oltreoceano in una sfida in cui nemmeno gli appartenenti alla stessa fazione possono considerarsi alleati. Lo scopo del gioco è fondamentalmente quello di raccogliere risorse posizionando ad ogni turno un numero limitato di pedine che hanno anche lo scopo di impedire agli altri giocatori di ottenere a loro volta altre risorse.  Le risorse così accumulate vengono poi impiegate per acquistare totem o edifici che conferiscono svariati bonus o permettono di ottenere i punti necessari per vincere. Il tutto è complicato dal fatto che le due fazioni non necessitano delle stesse risorse e che si possono ostacolare pedine degli indiani solo con pedine dei conquistatori (e viceversa). Il gioco dispone inoltre di un sistema per bilanciare le partite in cui una fazione sia più numerosa dell’altra, ma devo dire che non sono totalmente convinto della sua efficacia.

A parte questa perplessità a me il gioco è piaciuto abbastanza, ma forse solo perchè, complice la nostra scarsa comprensione delle regole, ho stravinto 🙂

Voto: 7


Cadwallon: la città dei ladri

 

Il gioco è basato sull’universo di Confrontation, celebre gioco di miniature della Rackham… celebre per la sua sbilanciatezza estrema, per la bruttezza del suo regolamento, ma anche per la bellezza delle sue miniature… finchè la Rackham non ha deciso di buttare tutto alle ortiche e produrre miniaturacce di plastica rilasciando al contempo un regolamento ancora più ridicolo del precedente e avviandosi così sulla strada del suicidio commerciale.

Tornando al gioco, viste le premesse ovviamente ero abbastanza prevenuto, ma l’idea sembrava buona: una parte di un città fantasy (Cadwallon appunto) viene rappresentata da un tabellone su cui i giocatori possono muovere alcune pedine ognuna delle quali rappresenta uno specifico ladro dotato di diverse abilità uniche. All’inizio di ogni aprtita viene scelto uno scenario, che determina le regole speciali, gli obiettivi e gli ostacoli con cui i giocatori dovranno confrontarsi. Il gioco è ovviamente competitivo e prevede che i giocatori possano combattere l’uno con l’altro e/po contro le guardi cittadine, rubarsi i tesori a vicenda e, in generale ostacolarsi in ogni modo.

Sulla carta l’idea sembra interessante, ma all’atto pratico le partite ci sono sembrate caotiche, abbastanza prive di strategia e monotone. Pollice verso quindi, nonostante l’oggettistica presente nella scatola sia di pregevole fattura.

Voto: 4


Pandemia:

Pandemia è un gioco coperativo che pone i giocatori di fronte ad una serie di epidemie che minacciano di annientare la popolazione del pianeta. Il gioco prevede 4 giocatori, ma è fondamentalmente possibile giocare anche con un numero maggiore di persone, in quanto buona parte del gioco consiste nel discutere con gli altri per determinare il corso d’azione migliore da seguire. All’inizio di ogni partita, ciascun giocatore sceglie un particolare personaggio che riveste un ruolo specifico nella lotta alle epidemie. Ad esempio il medico è molto abile nel curare le zone infette. mentre il ricercatore è in grado di scoprire più facilmente la cura per una determinata malattia.

Il gioco è sostanzialmente una corsa contro il tempo il cui obiettivo ultimo è quello dis coprire il vaccino per ciascuna delle 4 malattie che imperversano nel mondo, prima che queste diventino incontrollabili.

Il sistema di gioco riesce a riprodurre molto bene la diffusione delle malattie e le difficoltà nel contenerle rendendo ogni partita (soprattutto al più alto dei 3 livelli di difficoltà disponibili) molto impegnativa e, a volte, addirittura impossibile da vincere.

Questo, che in alcuni casi può essere considerato un difetto del sistema di gioco, risulta essere anche uno dei maggiori stimoli a fare un’altra partita.

In conclusione quindi Pandemia mi è piaciuto molto (infatti l’ho comprato). E’ un gioco divertente, che spinge tutti a collaborare ed è molto impegnativo (ancora non siamo riusciti a vincere una volta -.- ). Il suoi unico difetto è forse l’eccessiva casualità di alcune partite, che vi porterà a perdere a prescindere da come avrete giocato.

Voto: 9


Olympus:

Trattasi di un gioco gestinale in cui ogni giocatore controlla un certo numero di sacerdoti dell’antica grecia. Scopo del gioco è sempre quello di accumulare il maggior numero di punti vittoria prima dell’ultimo turno.

Per fare ciò ogni turno i giocatori sono chiamati a scegliere alcune divinità da adorare, ottenendo in questo modo alcuni vantaggi: risorse addizionali, eserciti più grandi, la possibilità di fare guerra ai nemici, di tormentarli con la peste o di difendersi dalla peste stessa. L’idea di abse del gioco è abbastanza semplice ma il numero elevato di divinità, i diversi vantaggi ottenibili e il gran numero di strutture (rappresentate da carte) che è possibile costruire permettono di adottare una serie di strategie estremamente diversificate tra di loro, ma comunque capaci di condurre alla vittoria.

Il gioco è ben fatto ed molto interessante, forse non proprio originale, ma comunque meritevole di essere acquistato.

Voto: 8


Chiuso il capitolo giochi possiamo parlre del resto della fiera. Innazitutto mi scuso per la qualità delle foto che trovate in questo articolo, ma è difficile trovare personale efficente di questi tempi… 😛

Parto subito criticando l’orribile organizzazione di quest’anno (non che gli anni scorsi fosse migliore), che il secondo giorno (domenica) ci ha costretto a fare una coda infinita sotto la pioggia per più di un’ora pur avendo pre-acquistato i biglietti online! Come se l’idea di far fare una coda a chi ha già comprato i biglietti (pagandoli di più) non bastasse, gli organizzatori hanno anche pensato di mettere nello stesso posto anche le biglietterie per chi non aveva pre-acquistato il biglietto! Risultato? Due file congestionate con gente che non sapeva dove andare e si incodava nella fila sbagliata, gente che passava davanti e poi si incavolava se avevi da ridire, gente che andava a formare una seconda coda che si innestava a metà della prima e, a condire il tutto, fango, fango, fango e pioggia. Fantastico!

Un paio di consigli per gli organizzatori il prossimo anno:

  1. Cambiate lavoro.
  2. Mettete le file per i biglietti e per i braccialetti in due posti diversi!
  3. Basta con sti braccialetti!

P.S. un grosso ringraziamento all’idiota che mi è passato di fianco correndo in mezzo al fango. Spero che sia scivolato e sia stato inghiottito dalla palude che c’era davanti all’ingresso.

Superato questo inferno però la fiera è stata interessante come tutti gli anni, anche se l’area dedicata ai videogiochi sta diventando sempre più grande e minaccia ormai di inglobare una buona metà del padiglione più interessante (quello dei games).

Una tirata di orecchie la devo dare anche alla Blizzard e al suo stand, nel quale era impossibile iscriversi al torneo di Starcraft 2 a meno di arrivare per le 8 di mattina.. accettare iscrizioni per i giorni successivi avrebbe aiutato. Pazienza, in ogni caso vista l’abilità dei partecipanti la mia lega di platino non mi avrebbe portato lontano 😛

Anche quest’anno il Palazzo Ducale ha ospitato una serie di mostre in occasione dell’evento. In particolare ho molto apprezzato la mostra di Max Frezzato, sicuramente la più meritevole insieme a quella di Dinotopia.

La balena di Pinocchio. Di Max Frezzato

 

Pinocchio di Max Frezzato

 

 

Dinotopia

 

Trascurabili come al solito gli stand dedicati esclusivamente ai fumetti, utili per lo più per recuperare qualche nuova uscita interessante come il blue ray di Evangelion 2.0.

Per concludere, l’ultimo giorno abbiamo visitato rapidamente il Japan Palace dove abbiamo potuto ammirare una marea di modellini dei più famosi personaggi degli anime. Molto ben fatti e anche molto costosi!

Quanta nostalgia i robottoni di una volta!

Unico rimpianto della nostra trasferta Lucchese: esserci persi l’anteprima di Scott Pilgrim vs. the world!! Ma non temete, settimana scorsa ho rimediato andando a vederlo… aspettatevi a breve la recensione!

Concludo con foto varie ed eventuali!

Hell-kitty!

Un cosplay riuscitissimo di... non so che cosa. Notare quella specie di fochina in basso a sinistra.

Come mantenere lo spirito originale in un modellino

E per finire…

Squirtle!!!

Non preoccupatevi se non la capite… in quel caso non era per voi 😀

Pic of the week #7

Pubblicato: novembre 19, 2010 in Pic of the week

Giusto per rimanere in tema con l’immagine di settimana scorsa 🙂

 

AMV of the week #5

Pubblicato: novembre 18, 2010 in AMV of the week

Titolo: Toushi

Autore: Zero Tolerance Films

Anime: Naruto

Canzone: SR-71Goodbye

 

 

Per scaricare il video con una qualità migliore cliccate qui (E’ necessario registrarsi al sito).


 

Regista: Ruben Fleischer

Sceneggiatura: Aaron Sorkin

Genere: drammatico

Guarda il trailer

 

C’è chi lo ama, chi lo odia, chi ne è assuefatto e chi non lo può vedere, ma è inutile cercare di ignorarlo e nascondersi dietro un cespuglio (Bossi docet): Facebook, il social network, è sicuramente il fenomeno sociale più importante in questo inizio del XXI secolo.

Personalmente non sono un fan sfegatato di Facebook. Lo uso come un qualunque altro strumento. E’ utile per parlare con gli amici, per condividere qualche link interessante o scoprirne qualcuno nuovo e, soprattutto, per condividere gli aggiornamenti del blog 🙂

Per questo motivo se mi avessero semplicemente detto “hey, andiamo a vedere il film di Facebook!” il mio volto si sarebbe distorto in una smorfia di supremo disgusto e avrei declinato educatamente l’invito… ma, le cose non sono andate così. Due fattori imprevisti mi hanno indotto ad impiegare una sera in cui non avevo niente di particolare da fare, andando al multisala più vicino per vedere il nuovo film di David Fincher.

1) l’aver visto l’accattivante trailer del film.

2) Il fatto che il film NON sia in realtà un film su Facebook.

A dispetto del suo titolo, il film non è incentrato sul social network e sul suo impatto sulla società, sebbene sfiori l’argomento un paio di volte, ma è in realtà un film su Mark Zuckerberg e su come egli sia arrivato a dar vita alla sua più grande creazione.

Tutta la storia del film ruota attorno alle figure di Zuckerberg, del suo amico, e co-fondatore di Facebook, Eduardo Saverin e di Cameron e Tyler Winklewoss, i due studenti di Harvard che gli faranno causa per furto di properità intellettuale.

Lo sceneggiatore Aaron Sorkin svolge un ottimo lavoro nella stesura dei dialoghi che costituiscono il vero cuore del film, nonché uno dei suoi maggiori punti di forza. Come è facile immaginare, infatti, il film è completamente privo di scene d’azione e si sviluppa totalmente tramite una serie di lunghi dialoghi che sarebbero risultati insopportabilmente tediosi, se non fossero stati scritti ad arte per essere graffianti, coinvolgenti e, a tratti, divertenti.

 

 

Così tutto ebbe inizio

 

Ovviamente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza un cast all’altezza. Da questo punto di vista è impossibile non parlare della performance di Jesse Adam Eisenberg. Di ritorno da Zombieland, l’attore Newyorkese, da vita ad uno Zuckemberg taciturno, lunatico, testardo e ossessionato da un sogno che si potrebbe dire di riscatto o forse di vera e propria vendetta, verso un mondo che pare averlo sottovalutato e schiaffeggiato troppo a lungo, come fa verbalmente la sua (ex-)ragazza all’inizio del film, scatenando la serie di eventi che porteranno il giovane, e un po’ ingenuo, studente di Harvard a divenire un freddo imprenditore capace di tradire il suo miglior amico.

 

 

Jesse Eisenberg e Mark Zuckerberg

 

Notevole anche il lavoro svolto da Justin Timberlake nel ruolo di Sean Parker, co-fondatore di Napster. Il Parker di Timberlake è un novello Lord Henry Wotton, che, proprio come il nobile inglese porta il giovane Dorian Gray sulla strada della dissoluzione, sembra essere intento per tutto il film a trasformare Zuckerberg in una copia in piccolo di se stesso, fino a quando diventa un peso insopportabile anche per Zuckerberg stesso, che non esista a liberarsene.

Da quanto detto finora avrete probabilmente capito che il film non trasmette un’immagine lusinghiera del miliardario più giovane del mondo, ma, almeno dal mio punto di vista, non è chiaro se il regista avesse davvero l’obiettivo di denigrare Zuckerberg e il suo lavoro. Certo il film tende a sottolineare, seppur in modo molto velato, solo la sostanziale futilità di Facebook, al punto che il suo stesso creatore finisce per isolarsi completamente da tutte le persone con cui aveva un rapporto e fallisce anche nel suo intento non dichiarato di riconciliarsi con la sua ex. Però nelle ultime scene e in molte altre parti del film, non possiamo che provare pena e simpatia per Zuckerberg e il film presenta comunque delle motivazioni anche per la sua scelta più immorale, ovvero quella di tradire la fiducia di Eduardo Saverin, reo di aver messo a repentaglio il sogno che condivideva con Mark.

Cosa volevano quindi dirci Aaron Sorkin e David Fincher con questo film? Credo che alla domanda abbai risposto efficacemente lo stesso Sorkin difendendosi dalle critiche sulla scarsa fedeltà alla reale storia di Zuckerberg e soci:

 

I don’t want my fidelity to be to the truth; I want it to be to storytelling”

 

Sorkin voleva semplicemente raccontare una storia e questo ha fatto. Ciò risulta evidente dalla drammaticità del personaggio di Zuckerberg, giudicata eccessiva dal Zuckerberg stesso, quello reale. C’è però un altro obiettivo che, secondo il mio modesto parere, Sorkin si era posto con questa sceneggiatura: far parlare del film, dividere il pubblico, suscitare le reazioni più disparate delle persone coinvolte e degli esperti e non esperti del settore. Obiettivo pienamente centrato se diamo una scorsa alle prime reazioni dopo l’uscita del film.

Se credete che stia insinuando che questa caratteristica, questa ambiguità del film sia un difetto, vi sbagliate di grosso. Io trovo che il film faccia egregiamente il suo lavoro. Non solo è un bel film , ma spinge anche lo spettatore ad interrogarsi, a pensare e, perchè no, anche a documentarsi sulla storia di Zuckerberg. Lo consiglio quindi senza remore a chiunque voglia gustarsi, per una serata, un tipo di intrattenimento un po’ più impegnato di quello offerto dai soliti blockbuster. Per concludere quindi: amatelo, odiatelo, andatelo a vedere oppure snobbatelo, ma, in ogni caso, per un po’ di tempo rassegnatevi a sentir parlare parecchio di The Social Network.

 

P.S. se come me, vi siete chiesti se quella richiesta di amicizia sia stata accettata o meno, sappiate che non è mai stata inoltrata… finora.

P.P.S. per chi fosse interessato alla bellissima cover di Creep che fa da colonna sonora del trailer del film, potete trovarla qui.


Sono questi i momenti che ti fanno capire che in realtà la vita ha un senso e uno scopo precisi, anche se a volte ci sembra di procedere al buio, in bilico su un precipizio e di accumulare solo fallimenti. Non è così, nell’oscurtià risplende una luce!

Finalmente sono riuscito a vincere a Pandemic 2! 😀

Ecco qui la prova della mia impresa: il mio trofeo!

Prendi questo Madagascar!

 

Per chi non lo sapesse, Pandemic 2 (e il suo prequel) sono dei giochi realizzati in flash, in cui il giocatore ha l’obiettivo di infettare tutto il mondo con una malattia di sua creazione allo scopo di sterminare l’intera umanità. Il gioco permette di scegliere il vettore della malattia (virus, batterio o parassita) e di acquistare con dei particolari “punti evoluzione” sintomi, resistenze alle condizioni ambientali o ai farmaci e metodi di trasmissione differenti. La difficoltà del gioco è data dal fatto che le nazioni si accorgono facilmente del diffondersi della malattia letale (in particolare se la malattia esibisce troppi sintomi) e iniziano a prendere contromisure come distribuire mascherine, sterminare gli insetti e chiudere porti e aeroporti, arrestando di fatto completamente la diffusione del morbo e rendendo impossibile la vittoria. Il gioco è in effetti talmente difficile (almeno a livello “realistico”) da aver dato origine ad un meme riguardante il presidente del madagascar e la facilità con cui quest’ultimo chiude i confini del suo stato.

La vostra nemesi è lui!